lunedì 12 luglio 2010

S.O.S. merlo..


Ho perso mezza giornata per cercare una soluzione che salvasse un piccolo merlo, strappato due volte dalle grinfie della mia gatta, e ridarlo alle cure di sua madre senza che fosse di nuovo preda del felino. Lo so, ci sono problemi più gravi e di animali, ma non solo di animali, ce ne sono milioni al mondo che muoiono ogni giorno, però questo piccolo dramma ce l'ho sotto gli occhi e mi piacerebbe evitarlo, perché ho tenuto questa creatura in mano sia ieri sera che oggi, quando l'ho sottratto alla gatta, e mi ha fatto pena il suo terrore e il suo batticuore tumultuoso.
Ora sta in una gabbia in giardino, ma la gatta, che non posso allontanare, segue tutti gli spostamenti e soprattutto tiene lontana la merla madre che svolazza sui rami soprastanti lanciando continui richiami.
Non essendo in grado di nutrirsi da solo, so che l'uccelletto è destinato comunque a morire, ma aprire la gabbia e farlo azzannare di nuovo dal gatto è un gesto che non riesco a fare.
Sia in casa che sul web, dove ho chiesto consiglio, mi dicono in pratica di non ingigantire i problemi e di pensare a cose più serie, ma ormai mi sono fissato che questa piccola buona azione devo riuscire a farla, e forse ci riuscirò, se la notte mi porta un buon consiglio....

domenica 11 luglio 2010

Dedica di Domenica


Mi è già capitato di dovermi far perdonare da un’amica, per qualche bisticcio ed attrito causato dalle mie infelici battute, con il regalo di una poesia, l’unica cosa che mi posso permettere e che so fare. Oggi è il turno di un’altra vittima delle mie impertinenze, che lascio riconoscere dagli amici più stretti….


Ho cercato nel cielo
tra migliaia di stelle
la mia orsa minore,
senza mai riconoscere
l’una più evanescente.
Ho seguito parole
come sugheri a galla
snocciolati a segnare
le tue reti sommerse
di inquietudini accese.
Ho sentito la voce
di strumenti in crescendo,
e seguito indirizzi
di messaggi volati
dal tuo aliante leggero.
Ho letto il tuo sentirti
dolcemente in amore,
e ascoltato i racconti
dedicati a presenze
affioranti per te.
Ho inspirato il profumo
della tua sigaretta
attraverso spirali
disegnate sul web.
Ho rapito un’immagine
per aprire il sipario
dei tuoi biondi capelli,
per guardarti negli occhi,
per rubarti un pensiero.
Ma quel gesto ho pagato
come garza strappata,
la tua iride bolla
per incanto scoppiata.
Sul mio piatto soltanto
il sapore pungente
delle mandorle amare,
e teredini lente
a scavare di nuovo
il mio logoro scafo.

sabato 10 luglio 2010

Barbarie cinesi



I cinesi,nonostante il loro grande progresso, oltreché distinguersi per lo scarso rispetto dei diritti umani, ne hanno notoriamente ancora di meno per gli animali, visto che continuano a stipare cani in gabbie orrende per venderli poi al mercato e mangiarseli. Ma non sapevo di un'altra piacevolezza che riservano agli orsi.
Nelle cosiddette "fabbriche della bile" questi poveri animali vengono tenuti segregati a vita in anguste gabbie, con un catetere perennemente inserito nella cistifellea per estrarre la bile, che poi viene venduta a caro prezzo per ricavarne prodotti per la medicina cinese.
Con indicibile sadismo, le condizioni dell'orso vengono mantenute intenzionalmente disagiate perché la sua rabbia e il suo stress secerni bile in abbondanza.
Con altrettanto sadismo, io prenderei questi simpatici carcerieri, metterei loro un grosso catetere nel sedere e, non dico a vita, ma per un bel pezzo farei loro dei clisteri permanenti, in modo che passino le giornate tra prenderlo in quel posto e il cesso.... E non ditemi che sono cattivo, perché se lo fossi li metterei nella gabbia insieme agli orsi che torturano, per vedere l'effetto che fa....

mercoledì 7 luglio 2010

Due ragazze speciali


A volte è il caso a farti trovare la persona giusta che ti può far cambiare opinione su un'azienda, un ente o una società. Ieri in un sol giorno, ho incontrato due di queste persone.

1) Avevo accettato, già sei mesi fa, un'offerta della nostra compagnia telefonica nazionale, con cambio di gestore. In tutto questo tempo, nonostante i numerosi solleciti, la ripetizione della procedura e la firma del contratto per ben tre volte, il passaggio non era andato in porto. Ero così esasperato che ogni volta che qualche call center mi ricontattava senza minimamente conoscere tutti i precedenti della vicenda, strapazzavo le malcapitate telefoniste che con voce suadente tentavano di ripropormi la stessa "nuova offerta speciale".
Poi nei giorni scorsi ho visto in TV lo sceneggiato con la Ferilli, dove si illustrava, credo verosimilmente, la sconcertante realtà lavorativa di un gruppo di ragazze precarie di un call center, con la loro stressante e vitale necessità di perfezionare giornalmente dei contratti. Così ieri, quando per l'ennesima volta sono stato contattato da uno sperduto call center meridionale, ho resistito alla tentazione di mandare subito al diavolo la telefonista e le ho lasciato illustrarmi di nuovo tutta la ritrita "offerta speciale".
Poi pacatamente le ho fatto presente tutta la mia ponderosa cronistoria. Questa volta non mi sono sentito rispondere, come altre volte, " forse ci sono stati dei problemi, mi scusi, buongiorno", ma la ragazza mi è parsa prendersi molto a cuore il problema. Così, nonostante fossi molto scettico, le ho lasciato ripetere ancora una volta la registrazione del contratto, sapendo quanto sia importante, per queste "co.co.pro" o similari, concludere positivamente un contatto.
Nella stessa giornata, la ragazza mi ha richiamato due volte, come aveva promesso, per aggiornarmi sulla situazione della mia pratica, di cui aveva ricostruito l'iter.
Direi che se tutte agissero così, la nostra compagnia telefonica andrebbe molto meglio. Probabilmente, vista la cronica disorganizzazione di quest'ultima, finirà come le volte precedenti, ma comunque ci tengo a dire grazie a Pinuccia di Catania, per la sua premurosa assistenza.

2) Sempre ieri sono andato in un grosso centro commerciale, rassegnato ad acquistare una nuova tessera per la visione di programmi TV di una nota rete televisiva, visto che mi era stato criptato il segnale, nonostante avessi ancora un contratto attivo in corso. Avevo speso il pomeriggio precedente nel vano tentativo di parlare con un operatore per spiegare la mia situazione, facendo ripetutamente il numero (a pagamento) della ipotetica assistenza, aspettando minuti in attesa, riascoltandomi tutta la tiritera dei messaggi su disco e premendo tutti i possibili tasti 1,2,3, ecc., ma non ero uscito vivo dal quel labirinto cieco.
Avevo avuto in precedenza esperienze deludenti per informazioni richieste agli addetti di quel reparto. Stavolta ho avuto la fortuna di incontrare una fata dai capelli azzurri e la bacchetta magica. La ragazza a cui ho esposto il mio problema mi ha dedicato una mezz'ora buona, si è informata a fondo dei dettagli, ha aperto una confezione per leggersi tutto il regolamento, non si è rassegnata neppure quando volevo comunque acquistare una nuova tessera per chiudere la faccenda, si è attaccata al telefono per minuti interi finché non è riuscita a parlare con l'azienda, ha fornito tutti i miei dati e si è fatta spiegare cosa occorreva fare per eliminare il problema... Insomma una cosa strabiliante, mai vista neppure in un negozio privato, meno che mai in un centro commerciale.
Alla fine l'ho fatta arrossire dicendole che era stata meravigliosa, e lei mi ha risposto che in quel centro era una cosa normale. Perfetta risposta, che meriterebbe una lode e un premio. Non ho trovato al momento moduli o cassette dove imbucare, come avrei voluto, una nota di soddisfazione per l'assistenza ricevuta, ma voglio dirle ancora grazie, Alessandra dell'Auchan di Nerviano....

lunedì 5 luglio 2010

All'amica del rosso e del blu


Aspetto ogni giorno
su questa sponda
bottiglie di parole
gettate nel tuo mare
dall’isola che ami.
Qualcuna ne raccolgo
caduta tra le rocce
dalle reti bucate
degli amici lontani.
Vedo dai vetri infranti
volare i tuoi biglietti
come allegre farfalle
da prendere al volo.
Ti immagino inquieta
o forse sognante
spiando il controluce
della tua vaga icona.
Mille indirizzi o nessuno
passionale mittente
per chi sa leggere
od ascoltare i miti
dei tuoi cento concerti.
Racconti del tuo sole
tuffata tra le onde
e le tonde scogliere.
Si leggono risate
descritte con i simboli
di briosi messaggi,
e rispondi agli scherzi
con gli spruzzi giocosi
del tuo chattare allegro.
Oppure lanci pietre
dai castelli di sabbia
delle tue proteste,
roventi barricate
contro i mali del mondo.
Ma soprattutto è amore
che cerchi o che ritrovi
che canti o che ripensi
altalenando appesa
ai fili trasparenti
della tua ragnatela.

domenica 4 luglio 2010

Partenze

Tempo di vacanze, chi parte, chi si lascia, temporaneamente o meno, e chi resta...
Auguro a tutti quelli che restano di avere qualcuno a cui dedicare una canzone come questa, ascoltata oggi su Facebook, per rendere meno doloroso il distacco...

venerdì 2 luglio 2010

Un giorno, un addio

Il fiume serpeggia verde e pigro
tra canne vibranti sottovoce,
e un corteo di eucalipti
agita la criniera
contro il verde delle colline
e il lontano azzurro dei monti.
Resto a guardare
le calde distese di grano
pettinato dal vento,
e le serre luccicanti laggiù
come abbagli di sole.
Le viti colano grappoli
come nere stalattiti,
gli olivi avvitati come funi,
come trecce di bambina,
come un’ulcera contorta
che scava la ferita
del tuo abbandono.
Una lucertola accarezza le pietre,
gira il capo e guarda
l’innocua ombra
del mio vecchio tronco
ormai pietrificato.
Il vento smeriglia
frammenti di conchiglie,
e le tue ultime parole
di carta vetrata.
E le alghe fileggiano in mare,
ricordo dei tuoi sciolti capelli.
A terra un fiore d’ibisco
spalanca la bocca assetata
cercando ancora la tua mano.
Un sole timido dietro nuvole inquiete
scorre sulle mie palpebre,
finché la sera scende
senza un volo di rondini
a scacciare il tormento
dei miei moscerini.

mercoledì 30 giugno 2010

Jogging marino


Giorni fa, mentre ero in Sicilia, ho commentato su FB il mio correre a zig-zag sulla sabbia, seguendo l'andamento delle onde, su un percorso apparentemente libero, ma in realtà condizionato dal mare, perché il fondo della giusta consistenza è dove un'onda si ritrae e prima che arrivi la successiva.
Questa che ho fatto è una foto che mi ricorda il piacere di quelle corse verso il tramonto su quella spiaggia deserta, con il mare che lancia lingue schiumose sulla battigia, l'umido cedere della sabbia sotto il piede e la carezza del vento che gira le pagine dei pensieri...

lunedì 28 giugno 2010



Ho visitato il palazzo di famiglia di Tomasi di Lampedusa, l'autore del Gattopardo.
Nelle varie sale ci sono bellissimi soffitti a cassettoni, ma le pareti sono squallidamente bianche e le stanze completamente vuote di mobili.
Il vecchio custode ha detto che da giovane accompagnava i visitatori illustrando quadri ed arredi, ma che tutto poi è stato "arrubbato".
Mi è venuta in mente la canzone di Venditti "In questo mondo di ladri"....

Incontro a Punta Bianca


Dopo un mese di autosospensione per ristrutturazione mentale e riorganizzazione degli ingarbugliati neuroni, riprendo le pubblicazioni su questo giornaletto, iniziando con dei versi ispiratimi da un incontro fatto durante la recente vacanza. Anche se obiettivamente non avrei potuto far nulla, di questo episodio mi è restata un po' d'amarezza, e forse di rimorso, per non aver potuto, o saputo, cambiare la sorte di quel piccolo amico...

Un aspro sentiero
a picco sul mare,
e poi un casolare
sperduto sul monte,
la porta serrata,
un'arida fonte,
un piccolo cane
che accorre festante,
che aspetta da giorni
qualcuno che torni.
Ho solo carezze
da dare a quel cane,
non posso riaprire
la casa sul monte,
ho solo da offrire
un pezzo di pane.
Mi guarda e capisce
che devo partire,
mi segue e guaisce
per farmi restare.
Se fosse una fiaba
soltanto inventata
vedresti alla fine
arrivare una fata
che apre d'incanto
il suo casolare,
oppure sull'auto
il cane saltare,
ma era già scritto
un altro finale,
destino crudele
per quell'animale,
restare di nuovo
con gli occhi un po' tristi
da solo a guardare
sul ciglio del monte
quell'auto scappare,
lasciando le impronte
di chi se n'è andato,
di chi l'ha lasciato
così abbandonato.

mercoledì 26 maggio 2010

Mea Culpa

Sono quasi due settimane che non scrivo più su questo blog. Non mi era mai capitato, al massimo saltavo uno o due giorni, ma ho sempre cercato di farlo giorno per giorno, prima agevolmente e per il piacere di scrivere, poi pian piano quasi ossessivamente, per mantenere per forza la cadenza quotidiana, e questo era già un segnale che qualcosa era cambiato, come fosse diventato un dovere anziché piacevole passatempo...
Ci sono state in verità anche ragioni tecniche (mi si era rotto il computer), ma è un motivo secondario, perché avrei potuto scrivere usandone un altro.
Principalmente invece ho subito una specie di blocco mentale o una crisi di coscienza, conseguenza di una serie di critiche più o meno pesanti che mi hanno fatto riflettere sull'opportunità di andare avanti a scrivere su queste pagine.
Un blog non è come un diario adolescenziale, che si cerca di nascondere. Lo si scrive, inutile negarlo, perché qualcuno lo legga, e magari perché chi lo legge si faccia vivo, ogni tanto, per comunicare con un commento qualsiasi che appunto lo legge.
Ma per fare un commento occorre che ci sia qualcosa che valga la pena di commentare, ed è qui il punto primo: ultimamente i commenti sono diventati sempre più rari fino a sparire del tutto, mentre il segno che un blog incrementa i suoi lettori dovrebbe essere la tendenza contraria.
Dunque il primo concreto motivo dello stop è l'essermi reso conto dell'esaurimento del proprio "soffio creativo", o in parole povere di aver più poco da dire di interessante.
Inoltre ho avuto anche qualche parere non confortante da qualcuno di quei pochi che mi seguivano. Tipo: molti post sono banali, o noiosi, o incomprensibili. C'è anche chi li ha trovati irritanti, o chi addirittura si è arrabbiato per riferimenti personali o allusioni scherzose, che ingenuamente ho ritenuto inoffensive e amichevoli, ma che invece sono risultate sgradite ai destinatari.
Non è la prima volta che mi capita di perdere amicizie per la tendenza istintiva a fare battute. Se dunque la mia "satira", che personalmente considero veniale e magari simpatica, deve invece crearmi problemi e far incavolare chi la legge, è più opportuno dedicarmi a qualche hobby meno nocivo.
Ultimo e non ultimo anche il parere, ripetuto da più persone, che sono molto più efficace e significativo quando scrivo in poesia piuttosto che in prosa, espressione dove inoltre riesco ad essere più sintetico e meno pungente, eliminando così due difetti principali che caratterizzano la mia prosa.
Concludendo: mi prendo un periodo di riflessione e per ora questo è il mio ultimo post (a meno che riceva almeno 4 o 5 commenti di superstiti lettori che mi incoraggino a non mettere la parola fine a questi miei soliloqui...)
Magari saltuariamente mi farò vivo con qualche altro innocuo componimento in versi, sempreché non si sia spenta anche questa residua vena ispiratrice...
Grazie comunque a chi mi ha seguito finora e chiedo scusa a chi inavvertitamente ho arrecato molestia.

giovedì 13 maggio 2010

Giada


Sono andato a prenotare le vacanze estive. La ragazza dell'agenzia che mi ha assistito si chiama Giada; commentando un catalogo delle Maldive che c'era sul tavolo ho parlato di quando c'ero stato io tanti anni fa. Lei allora mi ha detto che andrà proprio nella stessa isola in viaggio di nozze. Mi ha colpito la sua radiosa aspettativa per questo evento, e quando sono tornato a casa ho buttato giù i versi seguenti. In realtà io non dovevo prenotare per le Maldive, ma per la Sicilia, ma mi sono concesso una licenza poetica..

GIADA

Una spilla lucente
sul petto di ragazza
col nome scritto: “Giada”
la pietra dell’oriente.
Mi dice sorridendo:
dov’è che vuole andare?
pensavo di tornare
nei mari tropicali..
Mai stato alle Maldive?
Si, ormai tanti anni fa,
Ma dove esattamente?
Le dico “Alimathà”
Davvero? Sgrana gli occhi,
e ancor più stupefatta:
Ma che combinazione!
Ma quando? Dico: Ottobre,
dall’otto al diciannove
Ripete: Ma tu guarda !
Lo sa che c’andrò anch’io!
I giorni son gli stessi,
e proprio Alimathà:
mi sposerò in Ottobre
e andremo per la luna
di miele giusto là.
Mi guarda ed arrossisce
per questa confidenza;
ma poi si ricompone,
torna a fissare il video
e a digitar veloce,
le dita affusolate,
le unghie un po’ laccate,
sull’indice un anello
con una pietra, forse
la stessa del suo nome..
Ora m’illustra bene
il posto ed i servizi
il mare e le escursioni,
pregusta il paradiso
perché ci deve andare..
Mentre l’ascolto penso
a quando c’ero stato
in quei giorni di marzo
diciannove settanta…
La luna sopra il mare
le notti dell’amore.
Il rito di rinnova,
una giovane vita
sta per volare ancora
sull’isola sognata,
e sarà ancora amore.

lunedì 10 maggio 2010

Parole indotte


Sono riusciti a far parlare un ragazzo paralizzato da anni, innestandogli degli elettrodi nel cervello e mandandogli dei segnali via radio in modo che possa controllare un sintetizzatore e pronunciare le prime parole (per ora solo poche sillabe).
Un grande progresso tecnologico, ma in prospettiva anche piuttosto inquietante. Quando questa tecnica sarà perfezionata, c'è il rischio che, durante un'anestesia, impiantino elettrodi simili all'insaputa delle persone, per far dire loro inconsapevolmente cose non corrispondenti alla loro volontà.
Meno male che io sono stato operato cerebralmente quando ancora questa tecnica non esisteva, sennò mi veniva il sospetto che certe cazzate che dico siano comandate a distanza... Per il futuro, le parole di certi politici, che già ora riscuotono molto poco credito, saranno ancor più inaffidabili....

sabato 8 maggio 2010

Voli notturni

Mi capita spesso di volare in sogno. Agito le braccia come ali e decollo, poi sorvolo panorami e paesi, monti e città. Mi diverto un mondo, poi atterro di nuovo senza problemi. Non mi fermano neppure le nubi vulcaniche islandesi...
Per chi sa interpretare i sogni, questo penso sia uno dei più facili da spiegare. L'uomo ha sempre desiderato volare, e infine c'è riuscito, magari non sbattendo le braccia. Se si vuole fortemente una cosa, alla fine la si ottiene, se non sul serio, almeno in sogno ( capita anche per certi amori impossibili...)

giovedì 6 maggio 2010

L'infinito



Mi stavo facendo cullare dolcemente dalla brezza che saliva dal mare,
sprofondato in una rilassante sdraio, e guardavo il cielo fra i rami dei pini,
quando un paio di quei semi volanti, vestiti di lanugine vaporosa come
piccole piume di uccello, vennero a fluttuare sopra il mio naso.
Erano molto ben fatti e li fissai con interesse. Si pensa sempre che vengano
dagli alberi, ma magari in mezzo ce n'era qualcuno che veniva da più in alto,
da altri mondi, dall'universo, come una piccola astronave in missione esplorativa.
La riflessione fu tanto profonda e debilitante che prevalse la sonnolenza.
Mi addormentai fantasticando questa alata ipotesi e sognai tante piccole uova che,dall‘universo, scendevano e fecondare la terra.
Ma nessuna riusciva a raggiungere il suolo: molte ne mangiavano le rondini,
parecchie s'infilzavano sugli aghi dei pini, altre, schiacciate della gravità,
scoppiavano come palloncini.
Finalmente una riuscì ad arrivare a terra, chiusa in un chicco di grandine,
ben conservata come in frigo.
Si aprì e ne nacque un piccolo infinito, non più largo di cinque centimetri,
con dentro tanti piccoli mondi in sospensione. Sembrava un cristallo, e prima che imparasse a volare, lo raccolsi e lo donai ad un bambino per giocare.
Il bimbo si affezionò al piccolo infinito, e passava delle ore e guardare
in trasparenza quelle bollicine fluttuanti, e le notte lo teneva sul cuscino e si
addormentava al tremolio fosforescente di quei piccoli soli.
Ma il piccolo infinito, come una goccia di pioggia caduta sulle terra, doveva
tornare nel grande spazio che l'aveva creata. Cominciò a crescere a vista d'occhio e a tirare verso l'alto il bambino che cercava di trattenerla.
Li vidi salire assieme verso l'azzurro. Il bambino, col suo abbraccio tenace,
era penetrato sorridente nel suo palloncino, varcando la membrana invisibile,
come un seme penetrato ne1l'uovo.
Salendo, l'infinito si allargava sempre di più, il bambino rimpiccioliva
e roteando si avvicinava ad un piccolo mondo sospeso nel cuore dell'infinito.
Sparirono così, andando insieme a creare un altro universo.
Poi arrivò un proietto sul mio cranio assopito e il sogno fu bruscamente interrotto.
Mi svegliai di soprassalto e guardai la sfera che giaceva ai miei piedi.
Altro uovo piovuto dall'infinito? Meteora? Asteroide? Satellite artificiale?
Qualche altra diavoleria marziana?
Amaro ritorno alla realtà: era un volgarissimo e pedestre pallone da calcio.

mercoledì 5 maggio 2010

Il bidone


Fior di viola
la viola del pensiero
vi racconto un fatto vero:
ch'hanno messo la "scajola"
mescolata col cemento
per far sù l'appartamento
proprio appresso al Colosseo,
ecco dunque il piagnisteo
di chi dice: "M'han fregato
un bidone rifilato,
se sapevo questo fatto
lo strappavo sto' contratto,
m'hanno detto: è un affare
non lo devi... far scappare,
sono stato proprio fesso
l'ho capito solo adesso,
questa casa vale meno
vale poco anche il terreno,
vale circa la metà,
è la pura verità ! "

martedì 4 maggio 2010

La gazza ladra


La gazza ladra entrò nella sua stanza
rubò dalle sue carte la bionda sua sembianza,
volò dritta al suo nido per farne una cornice
e metterla sul muro suo finto di vernice,
ma lei come s'avvide del furto un grido emise
e della gazza il quadro con pochi graffi uccise,
poi volle indietro tosto l'immagine rubata
e minacciò la gazza di renderla spennata,
così quel bianconero alato fuggì ratto
tornando un pò scornato nell'anfratto.

lunedì 3 maggio 2010

DIENNEA


Il DNA, il codice della vita, è rimasto sconosciuto per milioni di anni. Quando è stato scoperto, la sua conoscenza è rimasta limitata allo stretto ambito scientifico. Io ho studiato biologia e l'acido desossuribonucleico, o DNA, lo conoscevo, ma per la quasi totalità delle persone questa sigla non diceva niente.
Ora tra divulgazione scientifica seria , maggiore informazione e telefilm vari il DNA è diventato il sale di tutti i condimenti, e te lo ritrovi citato in tutti i TG, ed espressioni come " c'aveva il DNA dell'artista" o " è questione di DNA..." le senti anche nei discorsi della gente comune, quella seduta sulle panchine o nelle osterie. Quando non senti addirittura delle perle come : "Gli hanno preso il "piennea" dalle mutande" o quest'altra: " E' uscito che c'ho il Dna un pò basso.."

sabato 1 maggio 2010

Noli me tangere


Ho fatto una settimana di prigione virtuale. Mi ero introdotto abusivamente in una pinacoteca privata, ho asportato un quadro senza permesso, l'ho portato a casa di nascosto e l'ho copiato. Poi su quella copia ho pasticciato con le mie vernici di piccoli bit, non per spregio o dissacramento, ma solo per farne, con pennelli diversi, un altro quadro, un'immagine diversa e simbolica del processo di trasformazione e decantazione che avviene quando si richiama nella mente un volto, che non è più un ritratto, ma è l'insieme dell'idea che ci siamo costruiti di una certa persona.
Prima che potessi rimettere l'originale al suo posto, la sottrazione e la profanazione è stata scoperta, e ho pagato con la distruzione della copia, di tutte le varianti esposte nella bacheca del mio cervello e con la reclusione forzata del mio alter ego creativo per tutti questi giorni.
L'esperienza mi è servita per capire che, come certe apparizioni di creature angeliche miracolose, al loro cospetto dovresti sempre abbassare gli occhi, semmai ti capitasse di incontrarle dal vivo, ma devi stare attento anche a raffigurarle, perché anche un loro sguardo da una semplice immagine potrebbe fulminarti per sempre...

sabato 24 aprile 2010

Ologrammi


Facebook non è fatto tanto per comunicare con gli amici che hai e conosci bene: con essi puoi parlare di persona, per telefono, per sms o mails; lo scopo di FB è principalmente quello di trovare e conoscere gente nuova, con cui stringere quel rapporto virtuale che questo social nerwork chiama "amicizia".
Però mi chiedo spesso se l'idea e l'immagine che mi sono fatta di una persona contattata e con la quale scambio messaggi corrisponde effettivamente alla persona reale o è solo il ritratto astratto che ho costruito nella mia mente, poco o per nulla aderente alla realtà.
Questo dubbio l'ho anche espresso in alcuni versi che mi hanno ispirato alcune "amicizie" create ultimamente e alimentate forse, solo dalla mia fantasia:

MOSAICO

Ho di te piccole tracce
Tasselli per crearti
E viverti ogni volta
Premendo il tasto enter
Della mia fantasia,
Incerta immagine
Un sorriso lanciato
Sui fili virtuali
Di rete senza limiti,
Parole e geroglifi
Misteri che incidi
Su lastre di elettroni,
Le note confondenti
Di messaggi condivisi,
Di soffici musiche,
Uno sguardo grigiazzurro
Dedicato all’ignoto,
Un enigma di versi
Intorno al tuo profilo,
Pagine di un album
Dove ti nascondi,
Frasi intercettate
Con cento amici
Oscuri indovinelli
Di gesti digitati.
Così ricompongo
Sul video le tue tessere
E ogni volta riappare
Il tuo volto riflesso,
Ricostruito ologramma,
Seconda faccia
Di una tela nascosta,
Per me solo uno specchio
Dove trucco ogni volta
La mia logora icona.

venerdì 23 aprile 2010

Dirimpettai


Nella villetta di fronte alla mia, nello stesso cortile, è arrivata da un pò di tempo una famiglia mussulmana, non so esattamente di quale paese, ma che osserva strettamente i dettami del Corano e le tradizioni religiose del suo paese per quanto riguarda l'abbigliamento, almeno quello femminile.
Infatti il marito, che non saluta e gira alla larga, veste però disinvoltamente abiti occidentali, ma impone all'harem delle sue donne (non so quante perché non si distinguono una dall'altra) il chador lungo fino ai piedi, e solo una ne vedo uscire soltanto con lo hijab, il velo in testa, perché nel posto dove va a lavorare evidentemente non accettano altro.
La madre è la più coperta di tutte, non è un burka ma poco ci manca, anche quando esce sul balcone per stendere il bucato si vedono solo gli occhi e le mani, ed è di una ritrosia estrema, se vede affacciarsi qualcuno di fronte scappa subito dentro come una lepre nella tana. Un giorno il postino ha recapitato per sbaglio a noi una lettera per loro. Mia moglie, quindi non un uomo, ha tentato di consegnargliela, ma quella si è barricata in casa e non c'è stato verso di scambiare una parola, e la lettera gliel'ha dovuta lasciare sulla soglia.
Siamo vicini di casa, e come tali non posso certo dire che disturbino, ma tra l'essere rumorosi e vivere in silente clausura ci potrebbe essere una via di mezzo magari un pò meno fondamentalista.
Non so quanto queste donne siano contente ed orgogliose delle loro tradizioni, ma specie vivendo in un paese con ben altro livello di emancipazione femminile dovrebbero accorgersi che la loro condizione le umilia piuttosto che onorarle come vorrebbero far creder loro gli uomini.

Piccoli orfani



Portando a spasso il cane sul solito campo incolto, l'ho visto scattare all'improvviso e davanti a lui guizzare all'impazzata un coniglietto selvatico, entrambi veloci come alle corse dei levrieri dietro la sagoma di lepre.
Mi ha fatto tornare in mente che due anni fa il mio cane aveva fiutato e trovato, nell'erba dello stesso prato, una piccola buca con dentro sette coniglietti appena nati. Ho portato via il cane perché non li addentasse, anche se li aveva già smossi e spostati. Il giorno dopo ho guardato e ce n'era uno morto, e il giorno seguente un altro ancora, segno che la madre non li allattava più, forse perché erano stati toccati.
Allora ho messo in un sacchetto i cinque superstiti e li ho portati a casa, messi in una scatola e poi, pazientemente, giorno dopo giorno, li ho "allattati" con una pipetta. Appena cresciuti un pò, li ho anche nutriti col trifoglio. Sembravano ormai fuori pericolo, ma poi feci l'errore di sciogliere nel latte un pò di biscotto, e questa "pappa" risultò letale, i piccoli morirono tutti nel giro di due giorni.
Mi dispiacque molto, e mi pentii di averli raccolti: forse se li avessi lasciati al loro posto qualcuno si sarebbe salvato, perché mamma coniglia sarebbe tornata, oppure la natura avrebbe fatto la prevista selezione e salvato il più forte.

mercoledì 21 aprile 2010

Sirena


Era proprio una sirena, con le gambe unite sul monosci che sembravano una sinuosa coda di pesce, il ventaglio di onde che si aprivano al suo passaggio come conchiglie aperte sotto una scivolante Venere, i capelli che pennellavano l'azzurro confine tra il cielo e il mare... Un'immagine lontana ma ancora vicina, che ho fermato allora con rapidi versi. Oggi li ho ritrovati pubblicati sul "Banco delle parole", vuol dire che quella sirena appare ancora viva, non solo a me:


Sciogliendo il tuo vestito
di mare perlinato,
voli sulle briglie
delle onde insaponate
da un trifoglio d’acciaio.
I tuoi capelli corrono
sul pettine del vento,
coda di fumo
di nave all’orizzonte,
il tuo corpo gioca
con le labbra del sole
e accelera il battito
dei miei pensieri.
Ora il tramonto
accende la tua pelle,
poi nel buio
il faro ti rincorre
col suo lazo di luce
sotto una nuvola
chiara di stelle.
E la notte nemica del sonno
che ora ti possiede
innalza torri notturne
alla mia fantasia dilatata.

lunedì 19 aprile 2010

Foreste a rotoli


Certo è un argomento assai poco poetico, ma merita un commento l'allarme secondo cui il consumo eccessivo e sempre crescente di carta igienica sta rapidamente distruggendo le foreste. Personalmente sono d'accordo, e convinto che una specifica doccetta opportunamente applicata ai servizi igienici preposti (come ho visto fare in paesi più lungimiranti )potrebbe sostituire molto più efficacemente la carta. Nello stesso tempo però si fa presente che in questo modo verrebbe incrementato il consumo di acqua che nel mondo scarseggia sempre più, e senz'acqua morirebbero anche gli alberi che si vogliono salvare.
Allora cosa dobbiamo fare? Visto che come esseri umani siamo produttori di escrementi e che la volatilizzazione degli stessi non l'hanno ancora inventata, come pensano gli studiosi del problema che dobbiamo pulirci più ecologicamente il deretano?
Secondo me un getto breve e mirato d'acqua è più igienico e non paragonabile al consumo di una doccia completa, ma se proprio dobbiamo usare la carta e non vogliamo distruggere le foreste, basterebbe, ad esempio, fare i giornali con massimo 20 pagine, anziché 65, ed ecco ampiamente compensato il consumo di rotoli "doppio velo"...

venerdì 16 aprile 2010

Risposte via mare


Il vecchio pescatore sedeva ogni sera vicino alla finestra che dava sul mare, accendeva un'antica lampada sul tavolo tarlato, apriva un logoro album di foto e ad ogni immagine tornava ad associare un ricordo, finché dalla finestra entrava la luce del tramonto. Ma un giorno cominciarono a costruire case davanti alla finestra, e la sua lampada divenne sempre più fioca, il suo tavolo sempre più malfermo, il suo album sempre più strappato, le sue foto sempre più sbiadite, i suoi ricordi sempre più lontani.
Allora ogni sera riprese ad uscire per andare in riva al mare, seduto sul solito vecchio tronco, ma senza più pescare. Scriveva pensieri, versi, messaggi che metteva nelle bottiglie e lanciava in mare, e le guardava allontanarsi verso il sole che scendeva all'orizzonte.
Poi un giorno, dopo una mareggiata, trovò una bottiglia sulla spiaggia, con una risposta ad un suo messaggio. Ne arrivarono altre, da quel giorno, alcune con parole, altre con poesie, altre da cui si ascoltava, aprendole, solo una musica.
Il vecchio tornò a casa con quei messaggi, riparò il suo album e cominciò ad attaccarli tutti in fila, e pian piano ebbe di nuovo il suo album dei ricordi, da sfogliare la sera al lume ravvivato della sua lampada.

mercoledì 14 aprile 2010

Fine dei giochi


Ricordo un lontano viaggio a Delhi. Allora i bambini cercavano di raggranellare qualche rupia per strada, o semplicemente chiedendo l'elemosina, o con più ingegno e fantasia vendendo pupazzetti di carta, andando sui trampoli, suonando un flauto artigianale, danzando e suonando tamburelli.
Ora invece non si sforzano più di tanto, e vendono hashish o, peggio ancora, piccoli cani da cucinare e mettere in tavola.
Come per i bambini che vedi questuare ai nostri semafori, si è persa anche laggiù la ingenua e spensierata innocenza dell'adolescenza per l'inquinamento deleterio trasmesso dai loschi pupari che manovrano quelle piccole marionette per i loro loschi affari.

martedì 13 aprile 2010

Antiparassitario cercasi


Ogni anno il melo e il pero fanno una bella fioritura (vedi foto) a cui seguono tanti bei frutti. Poi puntualmente arrivano i vari parassiti, in primis i classici vermiciattoli, che me li bacano tutti e difficilmente riesco ad assaggiarne qualcuno.
Ho tentato con qualche anticrittogamico specifico, ma senza risultato, forse sbaglio il periodo dell'irrorazione, o il tipo di prodotto o qualche altra cosa.
Se qualcuno mi sa dare il suggerimento giusto per avere successo e fare un buon raccolto, prometto una cassetta di frutta in ringraziamento....

lunedì 12 aprile 2010

Mondi virtuali



Quando era in voga Second Life, avevo provato ad entrare in quel mondo virtuale, non tanto per la poco attendibile possibilità di crearsi una seconda vita parallela dove, sotto altre spoglie, illudersi di essere diversi e fare allettanti incontri con altri sconosciuti avatars, ma per l'altrettanto illusoria possibilità di far soldi comprando e rivendendo terreni e gadgets vari.
Ma poi ho desistito quasi subito, sia perché di soldi eventualmente ce n'era solo da spendere, essendo quell'ambiente pieno di negozi e affollato di aziende che pubblicizzano i propri prodotti, sia perché i personaggi che si incontrano erano del tutto assurdi, e non sa mai chi ti sta di fronte, se maschio o femmina, se giovane o vecchio, se bene o male intenzionato ecc.
Insomma ti fai un alter ego a piacere, anch'esso del tutto assurdo o comunque di fantasia, ma fondamentalmente assai diverso dal tuo vero io, e trovi davanti un alieno o, se va bene, una maschera di carnevale con cui intrattenerti, litigare o, volendo, fornicare, con quale concreto godimento non saprei.
Molto meglio Facebook, dove, se non sei proprio bacato, ti presenti per quello che sei, gli altri sono normali e ci si scambia opinioni, musiche ed immagini senza particolari fini, se non quello di distrarsi, conoscere persone interessanti ed imparare qualcosa di nuovo.

sabato 10 aprile 2010

Architetture



Quando vedo le opere e leggo le interviste e dei cosiddetti archistars, RenzoPiano,Fuksas, Calatrava, Zaha Hadid, Frank Gehry, Eisenman, Koolhaas, Himmelblau, Libeskind, Herzog ecc.ecc., inizialmente trovo suggestiva la loro visione di un'architettura che emoziona, che sembra vincere le forze di gravità, come una nuvola nello spazio, "come una balena che nonostante le sue 30 tonnellate s'erge in aria per ricadere nel mare", e penso che l'istinto di costruire opere grandiose l'uomo l'ha sempre avuta, dalle Piramidi, alla Torre di Babele,alle grandi cupole, fino all'Empire e alle Torri Gemelle ( che poi però ha distrutto...)
Però c'è una bella differenza tra una cupola del Brunelleschi e un grattacielo a forma di budino arrotolato o foglia secca arricciata, o mi sbaglio?
Non dirò niente di originale, ma mi chiedo se questi grandi architetti, invece di costruire queste cattedrali nel deserto per soddisfare la propria vanità e le richieste di sceicchi e magnati, non potrebbero costruire più case normali per tutti, in modo da eliminare pian piano tante favelas e bidonville in giro per il mondo...
Però immagino che sarò subito tacciato di demagogia e populismo e di avere paragonato un'opera d'arte, diciamo un quadro autentico, alle migliaia di stampe che se ne possono fare. Ma non tutti possono comprarsi un Van Gogh, un Cezanne o un Dalì...

venerdì 9 aprile 2010

Visite


Tre dame intorno al cuor mi son venute e seggonsi di fore..... (Dante)
Beh, ma non fate complimenti, accomodatevi pure, qui dentro c'è tanto spazio.....

mercoledì 7 aprile 2010

Ingaggi


Ho visto in TV quel filmato allucinante in cui da un elicottero Apache viene sterminato un gruppo di civili a Bagdad, tra cui due reporters, rei di avere tra le mani dei teleobbiettivi scambiati per lanciarazzi.
Di civili innocenti, massacrati frettolosamente in nome delle famose "regole di ingaggio", se ne sono visti tanti in questi lunghi anni di battaglie e di schermaglie, ma alle atrocità delle guerre, da qualunque parte dei contendenti le si guardino e in qualunque parte si consumino, non si farà mai l'abitudine.
In una immagine in 3D che avevo realizzato tempo fa, e che riproduco qui sopra, mi auguravo che le armi venissero tutte smantellate e in particolare i carri armati adibiti a robuste roulotte per un inoffensivo e sano utilizzo dei campeggiatori.
Anche quella è stata un'utopia, ma chissà se arriverà mai un'epoca in cui gli uomini finiranno di scannarsi e i popoli di sopraffarsi...
C'è da augurarsi che l'accordo che verrà firmato domani tra Russia e Stati Uniti per la riduzione degli armamenti nucleari sia la prima pietra di questa inversione di tendenza.

martedì 6 aprile 2010

Chimere


Riprendo queste note dopo uno stop pasquale non dovuto, purtroppo a vacanze esotiche, ma a semplice esaurimento della vena creativa, come un minatore che in fondo al suo cunicolo trova ormai solo roccia dura e deve cominciare a scavare da un'altra parte.
Devo dire che mi sono anche parecchio distratto, in questi giorni, ad ammirare fuochi fatui che mi passavano davanti, ad inseguire invano aquiloni e farfalle di tutte le forme e di tutti i colori, a guardare ombrelli di stelle filanti d'artificio brillare in cielo e poi spegnersi, ad aspettare che raggi di sole filtrassero tra nubi multiformi, a raccogliere gomitoli d'erba sgocciolati da una rugiada ormai evaporata.
Dopo questa fase irrequieta e velleitariamente estatica, me ne torno ad una più tranquilla e coerente vita contemplativa..

giovedì 1 aprile 2010

Vibrazioni


Leggo che la Tecnica delle Vibrazioni Vediche della Ayurvedic University è basata sul fatto che ".. ad ogni suono corrisponde una precisa aerea del sistema nervoso e della sua regolare funzionalità. Quando in uno stato di completa rilassatezza si ascolta sussurrare una corretta combinazione di suoni si risveglia l'intelligenza interna del corpo e si ristabilisce il corretto equilibrio negli organi che ne hanno bisogno..."
Beh, mi sembra che non c'era bisogno di creare un'Università per fare questa sensazionale scoperta, più o meno pari a quella dell'acqua calda...
In parole povere il succitato assioma vuol rivelarci che ascoltare musica ha un effetto rilassante del corpo ed insieme stimolante dello spirito.
Quando ascolto una sinfonia di Brahms, una sonata di Chopin, o gli Enigma, gli Enya o semplicemente Sinatra, ottengo esattamente lo stesso effetto, senza bisogno di iscrivermi all'Università Ayurvedica...

domenica 28 marzo 2010

Reperibilità


Quando lavoravo, specie durante le lunghe stressanti ore passate in auto, mi sono spesso augurato che il telelavoro diventasse una realtà ufficialmente autorizzata, in modo da starmene comodamente a casa, ma collegato via internet con l'azienda. Avevo anche avanzato una mezza proposta del genere, ma i tempi erano ancora prematuri per una simile innovazione.
Oggi questa possibilità è reale, anche se applicata ancora poco in forma piena e codificata. C'è sempre meno, cioè, la necessità di raggiungere il lavoro fisicamente, mentre è sempre più facile che il lavoro raggiunga noi.
Non so però se oggi rifarei la stessa proposta all'azienda. Aldilà degli apparenti vantaggi, con questo sistema in pratica non si stacca mai.
Lo vedo ad esempio quando mio figlio, che ora lavora in California, viene a trovarci. In teoria sarebbe in vacanza, ma in pratica è costantemente collegato con i suoi colleghi americani, che lo cercano anche di notte, vista la differenza di fusi orari. E il laptop, oltre il cellulare, diventa quasi una dipendenza, te lo porti anche in bagno, come gli apparecchi per ossigenoterapia che si portano a tracolla per le insufficienze respiratorie.
Insomma ci guadagna solo l'azienda, che non riesci a scrollarti di dosso neppure in vacanza.
Piuttosto che cadere nella "rete" telematica, meglio farsi un'ora di macchina, più le otto, o quante vuoi, di lavoro, ma poi dare un "arresta il sistema" alla vita lavorativa ed entrare con la password in quella personale.

sabato 27 marzo 2010

Zapping


La mia memoria è inversamente proporzionale al numero dei canali e dei telecomandi che mi trovo davanti quando devo contemporaneamente guardare un programma, registrarne un altro, regolare l'audio dell'amplificatore, accendere il decoder, passare sul digitale, cambiare canale sull'una o l'altra di tutte queste tastierine piene di bottoncini la cui funzione mi si confonde ogni volta nella testa.
In quei momenti occorrerebbe riprendere al volo i rispettivi ponderosi manuali, letti, riletti e sistematicamente dimenticati, ma non c'è tempo, allora freneticamente pigio tasti a caso finché tutto s'incasina e registro un programma per un altro, mi parte l'audio di un canale mentre ne guardo un altro, si sente in sottofondo una radio dell'amplificatore, il digitale s'impalla e si spegne anche il televisore.
Allora accendo la luce e apro un libro, sperando di non aver perso il segno, altrimenti chi si ricorda dov'ero arrivato....

venerdì 26 marzo 2010

Ritorno al futuro


E' vero che non bisogna vivere di ricordi, ma non bisogna neanche buttarli: tenerli ci aiuta a vivere, sono un po' il rifugio della mente quando intorno non abbiamo niente o nessuno che ci fa vivere il presente con più forza. Allora i ricordi ci servono per rivivere una sensazione o un'emozione forte che ci ha segnato l'anima.
Vecchioni cantava " Ridammi indietro la mia seicento e la ragazza che tu sai.."
Io vorrei indietro la mia Lambretta, la ragazza del primo piano, i pattini a rotelle, il gelato sui bastioni, il tram n° 8, only you dei Platters, gli spaghetti a mezzanotte, i panini in macchina, il 4 a 3 dei mondiali, l'armonica a bocca, i cori di montagna, gli sci di legno, la compagna del primo banco, il negroni in discoteca, strangers in the night, due labbra ed un prato, i tuffi dalla boa, la tenda canadese, l'ultima fila in pulman, le montagne russe, le frittelle della mamma, le stelle cadenti, le lettere spedite, quella giornata nel Surrey......
Lo so, è impossibile, ma a richiamarli spesso, i ricordi di ieri possono essere le speranze di domani..

giovedì 25 marzo 2010

Amplessi canini


Raccogliendo il tacito appello del mio cane Nibel, che sembrava lamentarsi per la mia incapacità di trovargli una buona volta una graziosa e condiscendente compagna di giochi erotici, sono riuscito finalmente a procurargli un incontro con una bella biondina labrador, con la quale sperimentare vicendevolmente i piaceri del sesso.
Bene, sono due giorni che si da da fare ma non ha ancora combinato niente, non so se per imperizia sua o della partner. Mi da l'impressione che non abbia bene chiaro da che parte bisogna approcciarsi ad una femmina, nè che lei abbia un minimo di esperienza per agevolare e assecondare la manovra.
Come proprietario e paraninfo del maschio dominante, mi sono sentito un po' imbarazzato ed indispettito per questa defaillance, e ho insistito con l'altro deluso proprietario perchè ci conceda un'altra chance, cosa che avverrà domani, ultimo giorno utile del calore femmineo. Speriamo bene, altrimenti, dopo un'altra figura di cacca, al povero Nibel verrà un complesso d'impotenza canina....

mercoledì 24 marzo 2010

Icaro e il sole


Ho indossato le mie vecchie ali di cera per volare in alto e con giri sempre più stretti mi sono avvicinato al sole. Ma quando ho capito che invece di scaldarmi mi sarei scottato, colando un pianto di cera mi sono allontanato verso altre galassie, verso soli ora lontani, forse solo tiepidi o magari più roventi. Lo saprò quando forse sarà troppo tardi per tornare indietro con le mie ali, e mi sarò bruciato lontano dal nostro sole e dalla sua orbita che ho voluto abbandonare.

lunedì 22 marzo 2010

Male nostrum


Una storia nata male,
vissuta sempre male:
ti ho amata molto male,
trattata proprio male,
come un animale,
pensarci mi fa male.
E tu ci resti male,
e mi rispondi male,
e ci lasciamo male.
Farti male
mi fa male,
farmi male
ti fa male,
ma il male
è il nostro sale.

domenica 21 marzo 2010

Ricordi di volo

Ascolto l'aereo che sta vincendo il suo braccio di ferro con la gravità: nello sforzo digrigna i giunti, fuma dalle nari e trema come Mercalli sui pioli più alti della sua scala. Sembra d'essere in cinquanta Achei nel ventre d'un cavallo imbizzarrito.
Poi d'un tratto qualche meteora pietosa si fa calamita e il ferro s'invola.
Così mi scrollo di dosso la terra con tutti i suoi pensieri e i suoi problemi, novello Icaro veleggiante verso il sole.
Il mio nome è Atlante: ho scaricato il mondo dalle spalle e rubato le alucce a Mercurio. Per due quarti di luna avrò lucciole negli occhi, accordi nelle orecchie, lava e lapilli nel cuore.

venerdì 19 marzo 2010

Normali e non

Ho letto un articolo che mi ha fatto riflettere e per un po' mi ha tarpato le ali. Parlava degli " ..atteggiamenti giovanilisti dei settantenni che si vestono da trentenni cercando di competere su terreni dove non possono che essere perdenti.Quel che serve agli anziani è lavorare sull'autostima. La nostra società traccia una sorta di linea della normalità. Peccato che i "normali" siano solo gli adulti attivi. Gli altri sono anormali."
Se da un lato mi sento recidivo per il primo punto, dall'altro non mi sento affatto "anormale" perché non più attivo, in quanto ho visto molti più "normali" inattivi durante la mia attività di quanti miei coetanei "anormali" vedo ora attivi ora che siamo classificati inattivi...

giovedì 18 marzo 2010

Prosaico o poetico?


Come commento al mio ultimo racconto, mi sono arrivate queste parole dal mio tutor:
"..più mi inoltro nel bosco delle sue sfaccettature più mi chiedo perché lei cerchi modi laboriosi per dire semplicemente quello che sa dire benissimo, usando la poesia nelle forme che le sono più congeniali.."
In parole povere è un velato invito a lasciar perdere la prosa e dedicarmi più efficacemente alla poesia... Ci sono rimasto un po' male, ma poi mi sono consolato pensando che anche il Petrarca considerava la poesia un'espressione più elevata e nobilitante della prosa, quando diceva:

" difatti è ognora più gentile l'alma
del poeta, che il verso induce al canto
e al cogitar di nobili pensieri,
d'un arido scrivano, non uso al
lirico stilar di dolci accenti,
ma dall'esempio tristo dell'umane
vicende tratto a vili sentimenti
e al vano tormentar d'aspre rampogne.
Inoltre è amante l'agile mia mente
di lesti involi e di novelli effetti,
rifugge il trito e monocorde scritto
e il novo e il vario segue e il multiforme."


( E' una bufala: in realtà non è roba del Petrarca, ma l'ho scritto io anni fa, quando, dopo essermi letto tutto l'Orlando Furioso e la Gerusalemme Liberata, per un po' di tempo sono andato avanti a declamare in endecasillabi sciolti, tipo quel comico che ora verseggia a Zelig (ma lui almeno fa ridere...))

martedì 16 marzo 2010

Acquario


Una volta avevo un bell'acquario marino, pieno di pesci tropicali, ma era più la fatica e la spesa a tenerlo che la soddifazione a guardarlo. I pesci li ho sempre preferiti nel loro ambiente e decisi di disfarmene. Chiamai l'amico negoziante che me li aveva venduti e gli proposi di ritirare l'acquario con tutto quello che c'era dentro.
Eravamo stati assieme nel Mar Rosso e restò deluso: "Ma come, ti avevo riprodotto un piccolo mare tropicale in casa e ti sei già stancato? Hai già perso la tua passione per il mare e i coralli, per i colori di tutte questi bei pesciolini ?- E così dicendo mi indicava le sue vasche attorno con tutte quelle creature fluttuanti.- Guarda che un bell'acquario è una gioia per gli occhi e rasserena anche la mente, se sei nervoso quando torni a casa guardi qui dentro e ti passa tutto. Mi ricordo che quando sono venuto da te l'ultima volta mi hai detto che l'acquario ti aveva ispirato una lettera che mi hai fatto leggere. Allora com'è, ti sei inaridito? Non bisogna abbandonare le passioni, quelle ci tengono in vita !"
Insomma mi convinse e per tanto tempo ancora ho tenuto l'acquario (poi l'ho regalato a mia nipote). Però giorni fa, rovistando tra i miei ricordi, è saltato fuori anche quel breve componimento:

"Attraverso questo vetro, vedo i tuoi occhi appena sbocciati che mi arrivano all'anima, le tue labbra labrinide che sembrano parlarmi, i tuoi capelli d'alga che aggomitolano il mio cuore. Non uscire dal tuo acquario, dove le attinie appassiscono, le parole mute sviliscono, le alghe appiattiscono. Se non vuoi morire mai, resta ancora a guardarmi nel tuo mondo di cristallo, che un giorno frantumerò per trovarti o per perderti."

Ma, a distanza, adesso non ricordo bene, si trattava di una donna o di un pesce?

lunedì 15 marzo 2010

PI-GRECO DAY



Sono stato premiato! Beh, ma allora a giocare con le parole sono proprio bravino...!
In un post precedente(il 27 Gennaio), avevo detto che mia moglie, nel tentativo di cercare un punto d'incontro tra il suo mondo di numeri e il mio di parole, mi aveva invitato a partecipare, fuori concorso, alla giornata del Pi-greco, riservata agli studenti delle scuole superiori. Si trattava di mettere insieme una frase con parole che rispettassero la sequenza delle cifre del Pi-greco( 3,1,4,1,5 ecc.ecc.)inserendo anche una o più parole obbligate.
Sul momento avevo manifestato la mia difficoltà, chiedendo anche aiuto a chi volesse cimentarsi nell'esercizio, poi però mi ero messo di buzzo buono e ho composto tre frasi abbastanza lunghe, che ho mandato al concorso.
Sorpresa! Oggi quelle frasi sono state lette nell'aula magna del Politecnico, piena degli studenti delle scuole di Milano, da mia moglie (perchè io ho la febbre..) e le è stato consegnato l'attestato qui nella foto, oltre un bel volume e due magliette del Politecnico.
Consentitemi di pavoneggiarmi un po', ma anche di esortare i vecchietti come me a non deporre troppo presto le armi, perché se si continua ad esercitare il cervello ci sono meno rischi che si atrofizzi....
Peccato che non c'ero per il rinfresco, e i pasticcini a forma di pi-greco se li è mangiati mia moglie (ma me ne ha portati due..)
Riporto qui di seguito i miei tre componimenti (le parole in grassetto erano obbligate). Provate, sembra facile, ma mica tanto...

Era a pane e acqua ricoperto di catene
nella sua cella orribile guardando fragili
ragnatele tra le due finestre come
sbarre di ferrea rete, con gli indomiti
pensieri che ai seguaci preferiti dettò caldamente
il filosofo Pitagora , atti a divulgare scienza e verità , superando con efficacia avversità del destino cieco , e congegnare
opere accurate di tecnologia applicata, moderno nodo destinato alla rete .

Sei l’uomo e forse consideri te stesso perla dal tondo perfetto : solamente occorre
ricordare che la tua superbia oggi supera il limite: dico che voi spavaldi per la scienza ufficiale siete tracotanti in transito soltanto, come i primitivi villani e grezzi, destinati per ignoranza smisurata all’ inferno tetro e condannati
dagli studiosi di discipline veramente austere alla umiliante dura pena della ignominia : tu sei variopinto buffone, ridicolo e comico, uomo oggigiorno odiato da numerose scuole di psicologia.

Uso i nomi e della geometria le regole fisse, poi anche Pitagora considero maestro superiore per le sue stupende tesi lodate da scuole dove era più ammirato, per la

scienza adoperata nello scandaglio di fenomeni naturali; però è Archimede,geniale,a creare strumenti con soluzioni ingegnose che saranno utili a scienziati
nelle ricerche di invenzioni, spiegando formule agli ignoranti , come base
della grandezza di ere successive, eredità saldante l’intera rete matematica.

domenica 14 marzo 2010

Idi di Marzo

Oggi ho visto i primi segni concreti dell'arrivo della primavera, tanti germogli che mi hanno ricordato dei versi scritti tempo fa all'inizio di un'altra primavera:

Stagione che ritorni
a rovesciare il sasso
del mio nido di formiche,
falce di sbadigli
e reattivo d'emozioni,
quando cedono le maglie
del reticolo invernale
e nascono ciglia sottili
sui tentacoli dei sensi,
tiepidi pugnali di sole
sul bozzolo innevato
del mio letargo,
negli occhi i fari accesi
di una nuova corsa
contromano.

venerdì 12 marzo 2010

Appunti al volo in volo - Eliche

Quando girano le eliche, il cielo non soffre il caldo
Quando girano le eliche, col frullio gli angeli fanno i frullati
Quando girano le eliche, il cielo si riempie di turaccioli
Quando girano le eliche, le pale giocano a nascondino
Quando girano le eliche, si fa il burro nelle nuvole
Quando girano le eliche, suonano le trombe d'aria
Quando girano le eliche, i palloncini vanno in motoscafo
Quando girano le eliche, le girandole si fermano a guardare
Quando girano le eliche, gli alianti si tappano le orecchie
Quando girano le eliche, girano pure le scatole.

Appunti al volo in volo - Nuvole

Le nuvole sono bambagia nelle orecchie del cielo per non sentire i tuoni
Le nuvole sono crema da barba per radere a zero i raggi del sole
Le nuvole sono le chiome canute della vecchia terra
Le nuvole sono la bava dei bachi buoni saliti in paradiso
Le nuvole sono le piume degli angeli spennati dai reattori
Le nuvole sono la lava congelata dei crateri della luna
Le nuvole sono i campi di cotone dei piloti negri morti in guerra
Le nuvole sono la neve spalata ai bordi delle rotte artiche degli aerei
Le nuvole sono la schiuma dei cavalloni che tirano il carro del sole
Le nuvole sono tutte di lana vergine

giovedì 11 marzo 2010

Miraggio

Un rivolo d'acqua che copre un piccolo sasso biancastro con un velo d'argento: per un attimo ho visto brillare una perla della tua collana, e ho sognato la luce vicina d'una perla gemella, e appresso la traccia di un'altra, e ancora, più oltre, di tutte le altre lungo il cammino, dietro il miraggio notturno d'un sogno lontano, fino all'ultima perla ancora racchiusa tra le tue mani.
Ma non c'erano perle sull'erba: solo un corteo di piccole bolle navigava fresco sul rivolo d'acqua, sfiorando le foglie allacciate, schiumando vivace tra la terra smossa, svanendo leggero nel buio.

mercoledì 10 marzo 2010

Sole effimero

Oggi nevica, e già si è persa l'illusione di primavera che avevo avuto pochi giorni fa:

Sono uscito in giardino
Incontro
Al sole:
guardo gli steli
uccisi da una neve
ostinata
e le foglie bruciate
da un gelo tenace
rinascere
al tepore dei raggi,
costante risveglio
ogni nuova stagione
degli stessi germogli,
ma ultimo giro
forse
della mia giostra.

Orso e toro


Giusto dieci anni fa ero a Chicago per lavoro e il Nasdaq toccò il picco dei 5000 punti: fu la massima espansione della bolla tecnologica, che poi iniziò a sgonfiarsi rapidamente fino a scoppiare rovinosamente. Avevo in portafoglio dei titoli, tra cui il famigerato Tiscali, che già una settimana dopo, al mio rientro, avevano perso parecchio, ma che per la solita imperizia dei piccoli azionisti - " nervi saldi, basta aspettare che risalgono.." - non ho venduto, nè subito nè dopo, sempre aspettando una illusoria rivincita del toro.
Beh, dopo un decennio sono ancora qui a leccarmi le ferite dell'orso, molti titoli sono diventati carta straccia e me li hanno buttati nel cestino, altri agonizzano e hanno perso fino al 90% del valore iniziale. L'economia non promette migliorie a breve e le mie perdite virtuali hanno sempre più la tendenza a diventare reali.
" Ti sta bene" "Te l'avevo detto" "Meglio un uovo oggi" ... Tutte frasi che mi sento ripetere da tempo, ma, come suol dirsi, del senno di poi son piene le fosse...

lunedì 8 marzo 2010

Pagina tre

Questi sono altri due componimenti della sestina citata in precedenza:


Eccomi, sono tornato
E non ti vedo
Dove cercarti ormai

Non so:
Forse una lettera
Di te mi farà male
Sul tavolo che un tempo
Riempivi di ricami
Di fiori e di sorrisi.
Pende dal muro
spezzata la catena
Del nostro cane,
E infesta un’erba acida
Il prato ormai sfiorito.
Giro per vuoti spazi
Di stanze abbandonate,
Punito dal silenzio
Della tua voce,
Ferito da vetri vuoti
Delle tue cornici.
Nevica la polvere
Sulle lame del sole
Che più non accende
L’onda dei tuoi capelli,
E arido è il cuscino
Un tempo sempre intriso
Delle tue lacrime.



Mi parli ti
Ascolto
Pensando al domani

Al giorno che udrai
Un’ultima risposta
Dai camici bianchi
E con l’appiglio
Delle mie mani
Saprai calarti piano
In quella nebbia
Che ti spaventa,
Lungo la china
Forse di miele sparsa
Forse di spine,
Che voglio donarti
Con dolore e con gioia.
Angelo o demone
La mia decisione
Volteggia nell’aria
Tra le sonde e le fiale
Del tuo pallore,
Come sordina
Al tuo pianto sommesso,
All’agonia dei giorni
Vissuti di speranza:
Ora è forte il segnale,
La tua voce oscillante
Una frusta al mio coraggio
Di spegnere le spie
Della tua debole corrente.

domenica 7 marzo 2010

Repulisti


Credevo di aver sviluppato gli anticorpi per essere immune dalla nostalgia, invece ad ogni immagine che vola, ad ogni pagina che scorre, ad ogni soffio di canzone me la ribecco di nuovo... E' la stessa malattia per cui si accumulano cose inutili in cantina pensando che verranno utili, ma che invece ti legano al passato e ti fanno vivere di ricordi, invece di guardare avanti e credere che la vita che resta può ancora offrirti molto, se vuoi spenderla intensamente, senza rimpianti per quello che poteva essere e non è stato, o quello che è stato bello ma non ritorna.
Sono guarito da serie malattie fisiche, chissà se prima o poi troverò l'antivirus per guarire anche da questa malattia, vuotare gli armadi e la cantina della mia mente dai ricordi inutili, comprese le tristezze e le ferite del passato, e sul mio cervello resettato cominciare a registrare solo dal presente in poi....

sabato 6 marzo 2010

Pagina due


Un incauto slancio di immodestia mi costringe a riportare subito il commento appena ricevuto dal mio tutor circa il mio ultimo parto poetico. Niente male, considerato che, come avevo detto, quei versi li ho dovuti buttar giù a freddo, con un'operazione più cerebrale che emotiva. Mi chiedo allora se finora ho sbagliato a dedicarmi più alla prosa, e cosa verrebbe fuori se mi capitasse di comporre sotto l'impulso di un sentimento o di un'emozione meno artificiale...

Ho appena letto le poesie che ha dato oggi pomeriggio. Un bravo! senza riserve. Ha tirato fuori cose squillanti e sommesse insieme, lame che feriscono e accarezzano. Ritmo denso, preciso, vibrante. Non può trattarsi di un caso, lei certamente saprà come incanalare questa bella polla d'acqua sorgiva..

A questo punto mi sento autorizzato a propinarvene subito un'altra...

Allegri di festa si
Fanno
i colori

Della tua gonna
Sollevata dal vento
Sul lungomare
Di barche addormentate.
Volano sandali
E la tua corsa allegra
Salta le siepi
Verso la mia attesa.
Dai fiocchi disciolti
Scendono capelli
Ora biondi ora bruni.
Al tramonto
Si spengono i colori
Di vesti e di cabine
Ed entra sabbia
Nelle pieghe
Delle tue mani
Arrese all’amore.
Socchiudi gli occhi
Contro un cielo già buio,
Umida la tua pelle
Sapore salato,
E cresce il tuo respiro
Alla mia spinta
Fino a confondere
Il grido
Con la brezza notturna.

venerdì 5 marzo 2010

6 - - o 7 + ?

Oggi ho presentato al mio "prof" il compitino di cui parlavo l'altro giorno, quello delle sei poesie da fare seguendo tre versetti iniziali. Bene o male le ho messe giù tutte, anche se ho dovuto concentrarmi al massimo per trovare un'ispirazione, visto che una concreta emozione attuale non l'avevo a disposizione.
Ne incollo qui una alla volta, per non creare problemi di rigetto o meteorismo agli eventuali lettori, che comunque non devono farsi scrupoli di manifestare eventuali stroncature...

Mi siedo sulla panca
Intorno
Guardo

Verso il faro distante
E il viale di platani
Senza più polvere
Sotto i tuoi passi.
Fa male il tuo ricordo
E la doccia bollente
Delle ultime parole.
Ora vortici di vento
Non più tra i tuoi capelli,
La tua sagoma
Sparita all’orizzonte
Come una traccia
Di tenue luce
Sulla rètina degli occhi.
Sibila da ore
Un turbine di pensieri
Sui fili della mente,
Ritorna la tua voce
Mentre cantavi
Arie inventate
Ad occhi chiusi,
Incomprensibile.
Aspetto
Improbabili ritorni
Di ore già vissute,
Ma restano solo
I passeri in attesa
Di briciole
Sotto il tuo posto vuoto.

giovedì 4 marzo 2010

Ricorrenze


Ieri era il 37° anniversario del mio matrimonio... Speriamo che d'ora in avanti i numeri non vadano di pari passo alla temperatura, altrimenti da una febbre leggera in pochi anni arriverei ad una febbre da cavallo, e addio traguardo delle nozze d'oro....
Scherzi a parte, 37 anni fa me ne stavo beato a prendere il sole sulle sabbie di Maspalomas o sui monti di Madera, mentre qui il tempo fa ancora schifo e il termometro viaggia attorno ai 10°..
In tutti questi anni, la mia metà è diventata spesso un quarto, un terzo, talvolta anche un quinto dell'intero, ora pero' si avvia a diventare, come il classico bastone della vecchiaia, un trequarti della coppia, e non tarderà molto a mangiarsi la torta intera... L'unione sopravvive perché siamo diversissimi...Ieri lei mi ha fatto vedere un libro di algebra che ha pubblicato insieme ad altri collaboratori, pieno di formule, per me alieno come un crittogramma... Le ho detto: Bello! Brava! ma non c'ho capito un'acca... Non c'è niente di meglio che non capirsi per durare a lungo insieme.....

mercoledì 3 marzo 2010

Il gioco della vita


Come la pallina di un flipper rimbalziamo per tanto o per poco, secondo la sorte o la mano di chi ci governa, salendo o scendendo, premiati o puniti, aggirando o trovando ostacoli, incontro a bellezze o brutture, luci sfavillanti o buie gallerie, rilanciati in alto da un amico o da un amore, alla fine caduti nel vuoto, o bloccati da un tilt, ma poi rinati di nuovo, per un'altra vita, fino alla fine del gioco.

martedì 2 marzo 2010

Pagina bianca


L'ultimo compito del mio prof di scrittura è comporre una poesia, anzi sei poesie, seguendo un incipit di tre brevi versi, molti anche di una sola parola.
Ci sto provando da giorni, ma sono più i versi che cancello di quelli che scrivo, perché non si può fare poesia a comando, ci vuole uno stato d'animo, un'ispirazione, un tema non dettato, un sentimento da esprimere, forse anche una certa età: ho scritto poesie in tempi remoti sulla spinta di emozioni particolari, ora mi manca la materia prima per dar vita a qualcosa di non artefatto e non forzato.
Non voglio fare l'artigiano dei versi che copia un disegno, semmai lo scultore che segue un estro suo, anche se poi quello che viene fuori è uno sgorbio.
Se leggo oggi dei miei versi di 50 anni fa mi vien da sorridere, per l'enfasi e la melodrammaticità di certe espressioni, tipo:
...non sarebbe un eclissi questa vita cariata,
e di mandorle pieno il mio piatto notturno...
e barattoli d'incubo sui paraurti del sonno...
...nera tenia che nutri il tuo rosario infetto
con le logore liane del mio coraggio...
...i tuoi occhi un aratro fra le pietre di cartone
della mia fortezza, la tua voce un vento
che investe la mia fragile torre di dadi....
...e i conigli bianchi del tuo volermi
passano una lingua ruvida
sulle dolci ferite di sempre...

Però non posso dire che non fosse vero, in quel momento, quello che sentivo. Ora, nella stessa situazione, mi esprimerei diversamente, ma sempre per effetto di uno " Sturm und drang" interiore.
Invece non riesco, ora, a scrivere versi a freddo che non siano solo parole messe in fila, magari belle e musicali, ma vuote dentro. Però è come il purgante: non mi piace, ma lo devo bere....
( Sono graditi suggerimenti... Il primo incipit è questo:
Allegri di festa - si fanno - i colori... )

lunedì 1 marzo 2010

Poveri ricchi


Alla Fiera del Lusso di Verona vendono per soli 280.000 euro una bara con telefono incorporato per avvisare i parenti in caso di morte apparente.
Uno che prenota una bara così non è certamente uno spiantato. Se gli dovesse capitare di fare una simile telefonata, immaginati lo scorno e le imprecazioni di quelli che credevano già di spartirsi il malloppo...
Comunque tutto è relativo: questi acquirenti che comprano borse da 80.000 euro o orologi da 120.000 sono dei poveretti in confronto al sultano del Brunei che possiede più di 3000 auto,tra cui 110 Rolls Royce,inclusa quella con i parafanghi d'oro con cui si è sposato. Il bello è che recentemente ha avuto la faccia tosta di dire ai suoi sudditi che spendono troppo...Da che pulpito !