martedì 31 agosto 2010

Sguardo al giornale del 31/8

-Non mi pare che Gheddafi, con tutto il suo circo al seguito, sia più istrionesco di chi lo ospita.
Non si è portato dietro veline in minigonna ma soldatesse in tuta mimetica, non gli ha regalato gioielli ma libri, non viaggia con uno stornellatore al seguito, non racconta barzellette anche se fa ridere lo stesso, non sperpera in ville ma si porta dietro la tenda, non fa finta di amare i suoi sudditi ma il dittatore lo fa apertamente…

-Due ginecologi litigano in sala parto, danni cerebrali al neonato; due ostetriche litigano e il neonato muore: capisco il rigetto di chi si rifiuta di venire alla luce in un mondo così ……

- Minicar si ribalta in centro : il succhiotto della bambola alla guida aveva un tasso alcoolico altissimo...

- L’Iran ha dato della prostituta a Carla Bruni: Sarkosi ha chiesto a Bossi un epiteto adatto da mandare ad Ahmadinejad…

- Stuprata da 5 donne per punizione; In Congo 384 donne violentate in 4 giorni: nonostante l’emancipazione, le donne devono ancora fare molta strada per eguagliare i maschi…

- Cani, sempre meno divieti di accesso nei locali pubblici: alcuni esercizi hanno già esposto cartelli col divieto d’ingresso agli umani…

- Lo chef si esibisce in spiaggia: se le ricette non piacciono, i bagnanti insabbiano i manicaretti e coi piatti giocano al frisbee….

- Le botteghe del cuore, mandateci le vostre foto: ho mandato la mia foto ma me l’hanno bocciata, perché avevo la patta aperta..

lunedì 30 agosto 2010

Uno sguardo al giornale

- Gheddafi è arrivato con le amazzoni. Pensavo fossero quelle con l’arco e un seno solo, invece sono in tuta mimetica, occhialoni neri e sguardo truce. Il seno non si distingue, ma non dev’essere un granché, visto che ha prenotato 500 ragazze nostrane per rifarsi gli occhi….

- Iniziano le trivellazioni per liberare i minatori cileni intrappolati. Speriamo che l’operazione non sia affidata alla BP, sennò quei poveretti finiranno affogati nel petrolio…

- In Serbia si è svolto il World Testicle Cooking Championship, cioè la gara di quelli che cucinano e mangiano testicoli di toro e altri poveri animali. Insomma una gara di coglioni……

-Venduto il water di John Lennon per 11500 euro: in omaggio c’erano anche le cagate di Yoko Ono.

sabato 28 agosto 2010

Matilde


Continuando il processo di regressione mentale che alcuni mi imputano come condizione addirittura patologica ( siamo a questo punto ? non credo di dover andare in psicoterapia, comunque mi rimetto al giudizio degli amici lettori….) oggi regredisco ancora un po’, sempre reinventando in versi una pagina del mio libro, all’epoca in cui non si può neppure parlare di amorini, ma, come questo descritto, di un semplice fuoco fatuo infantile, una lucciola intravista e rincorsa da lontano, ma mai raggiunta.

Primo sole avevi attratto
il mio giovane pianeta
con gli anelli sempre larghi
dell’eterna timidezza.
Ho girato per dei mesi
senza avere mai il coraggio
di fermarti quando andavi
dalla scuola a Via del Giglio.
I capelli a volte sciolti
sulle spalle oppure in trecce
che sognavo di tirare
come briglie per riuscire
a toccarti da vicino,
le tue occhiate e le tue soste
aspettando un mio contatto,
giravolte e bei sorrisi
come petali di fiori
per un’ape sempre incerta.
Poi davanti al tuo portone
aspettavi che io entrassi
per seguirti sulle scale,
ma ogni volta il mio coraggio
scompariva sulla soglia,
e restavo alla stazione
con in mano il mio biglietto
quando il treno è ormai partito.
Dopo mesi di rimbalzi
finalmente sono entrato
ed ho messo un cauto piede
sul primissimo gradino.
Tu abitavi al quinto piano
e ogni giorno io salivo
di gradini forse un paio.
Alla fine della scuola
ero ormai quasi arrivato,
ma mancava solo un giorno
e restò l’ultima rampa
a bloccare la mia ascesa.
Quando infine mi decisi
era chiuso il tuo portone:
persa l’ultima occasione,
eri andata già in vacanza.
In settembre ero convinto
di trovare la rincorsa
per tentar l’ultimo salto,
ma non sei più ritornata,
l’ho saputo dopo un anno:
eri all’estero emigrata.
Come effimera cometa
dalla luce troppo intensa,
abbagliante m’hai accecato:
un amore mai sbocciato
per timore di uno sguardo,
per paura di cadere
sulla linea del traguardo.

venerdì 27 agosto 2010

I mesi dell'amore

Oggi basta versi troppo seriosi o reminiscenze del secolo scorso. Faccio un intervallo con rime cretine, così faccio contento chi dice che scrivo solo cazzate...

Il giardino è tutto in fiore
ed è l’ora dell’amore:
c’è chi lo fa in Gennaio
ne fa una o ne fa un paio,
c’è chi lo fa in Febbraio,
o con Tizio o con Caio,
c’è chi lo fa in Marzo,
con dovizia e molto sfarzo,
c’è chi lo fa in Aprile,
e lo fa con molto stile,
c’è chi lo fa in Maggio,
per portarsi un po’in vantaggio,
c’è chi lo fa in Giugno,
e lo tiene bene in pugno,
c’è chi lo fa in Luglio,
e succede un gran subbuglio
c’è chi lo fa in Agosto,
e lo mette anche in quel posto,
c’è chi lo fa in Settembre,
lo fa bene e lo fa sempre,
c’è chi lo fa in Ottobre,
e la moglie poi lo scopre,
c’è chi lo fa in Novembre,
nelle luci e nelle ombre
c’è chi lo fa in Dicembre,
perché vuol saltar Novembre.

giovedì 26 agosto 2010

Mio padre


Il mio libro non mi ispirato solo ricordi di invaghimenti e romanzetti con le coetanee fanciulle dell'epoca. Quello che segue è un ricordo molto più triste, che credo abbia lasciato un segno indelebile nella mia vita.

Ho solo dei frammenti
nel libro dei ricordi
lasciati da mio padre
per farmi ricomporre
preciso un suo ritratto.
Ho solo qualche oggetto,
un libro, un orologio,
due o tre fotografie,
io piccolo che tengo
per mano mamma e lui,
il gruppo con gli amici,
le nozze e niente più.
Ricordo il ‘vola vola’
facendo capriole
e stando cavalcioni
in cima alle sue spalle,
ricordo passeggiate
al fiume e sui bastioni
seduto sulla canna
della sua bicicletta,
ricordo i palloncini,
le bolle di sapone,
i dolci ed i fischietti
comprati nelle fiere,
e le vacanze al mare,
il giro sul pattino,
le piste ed i castelli
che lui mi costruiva.
Ricordo soprattutto
quel giorno sul suo treno:
“Attento, mi diceva,
tu non toccare niente”,
ed io che lo guardavo
guidare quel siluro,
le spie e le lancette
di tutti gli strumenti,
e gli alberi e le case
sfrecciare tutti intorno.
Ricordo poi alla fine
com’ero emozionato:
mi disse di tirare
la leva sul soffitto,
e il treno che fischiava
seguendo il mio comando.
Ricordo poi quel giorno
il nonno che gridava
la mamma che piangeva,
e tanta gente in chiesa,
la bara ancora aperta,
mio padre e gli occhi chiusi
cerchiati di viola,
le fasce intorno al capo,
la mamma che mi disse:
saluta il tuo papà.
Son questi i miei ricordi
che serbo di mio padre,
partito troppo presto
su quell’alato treno
senza mostrarmi bene
gli scambi e le rotaie
da prender nella vita.

martedì 24 agosto 2010

Marisa

Abitavo al settimo piano
di una casa in periferia,
tante scale e senza ascensore,
ma la vista era bella ed avevo
la terrazza più grande e fiorita.
Lei abitava al piano rialzato
ed aveva quel nome fatato
che era come un richiamo per me.
E davanti c’era un bel prato
che giravo di corsa ogni giorno,
ogni volta aumentavo di un giro
e speravo che lei mi vedesse.
La vedevo affacciata al balcone
come fosse Giulietta, ma aveva
niente trecce e una corta frangetta.
Un quartiere con tante ragazze
ma lei certo era quella più bella,
non provavo neppure a parlarle
era come un miraggio per me.
Pattinavo su e giù per la strada
sempre in testa alla lunga catena
di ragazzi attaccati alle spalle,
quando lei si affacciava facevo
giravolte e svolazzi da clown.
Quando usciva con qualche sua amica
la seguivo da molto lontano,
poi correvo girandole incontro
come stessi passando per caso,
lei ignorava il saluto che invece
la sua amica sembrava gradire.
Poi un giorno la vidi sul tram,
era in piedi e la folla premeva,
lei teneva una mano aggrappata
alla tonda maniglia più in alto.
La raggiunsi di spalle e lei volse
solo un attimo gli occhi e poi
tornò a leggere il libro davanti.
Con cautela posai la mia mano
sulla stessa maniglia e poi piano
carezzai con le mie le sue dita.
Lei non tolse la mano ma anzi
lasciò pure che un po’ la stringessi,
poi appoggiandosi appena girò
lentamente lo sguardo e sorrise,
e alla prima frenata del tram
la sorressi e fu quasi un abbraccio.
Quel contatto mi diede emozione
come quando si prende la scossa,
e sperai che il viaggio durasse
anche dopo la nostra fermata.
Quando scese mi lanciò solo un ciao
e poi corse attraverso la piazza
verso casa senza mai rigirarsi.
Quella sera sentivo suonare
“Only you” dal suo giradischi,
e discesi pian piano le scale
fischiettando lo stesso motivo.
Come fosse un tacito accordo
lentamente lei aprì la sua porta
e salì per due rampe di scale,
e stavolta non solo di mani
fu un incontro, ma anche di labbra
e di cuori battenti nel buio.
Con lei dopo ci furono incontri
quando venne sul prato di fronte
in quei giorni un bel luna Park,
ma il ricordo più vivo è senz’altro
quell’incontro a metà delle scale
ripetuto ogni sera finché
non si spense quel piccolo fuoco
che era nato quel giorno sul tram.

lunedì 23 agosto 2010

L'imbrattatore


Si è rifatto vivo il simpatico lettore che, coraggiosamente anonimo, si diverte a lasciarmi i suoi commenti escrementizi ( che, non se ne voglia, io mi affretto a buttare in pattumiera) per dirmi di piantarla di scrivere delle cazzate e sottolineare quanto siano banali e stupidi i miei post (immagino in confronto ai suoi, se ne fa) e soprattutto stucchevole e patetico questo mio continuo rivangare il passato e mettere in penose rime i miei filarini adolescenziali.
Vorrei rispondere al suddetto che nessuno lo obbliga a visitare questo blog e a leggermi. Se gli avanza del tempo, non lo sprechi a leggere i miei post, con tanti scrittori e poeti di fama che ci sono al mondo, ma se proprio masochisticamente ci tiene ad infliggersi questa pena, che almeno si firmi ed esprima con delle motivate critiche, che sono sempre bene accette, e non semplicemente con insolenze la sua insofferenza nei confronti del sottoscritto.
In proposito, dico soltanto che questo è uno spazio aperto ai visitatori, ma privato e su questa bacheca sono libero di scriverci ed esporci quello che mi pare. Posso concordare che parlare sempre del passato è patetico, e infatti ho smesso di farlo pubblicamente su Facebook, ma qui non è vietato e mi piace farlo, anche perché il presente mi ispira raramente pensieri che non siano già stati molto più efficacemente commentati da persone più autorevoli, e comunque perché è fatale che alla mia età, con una aspettativa di vita verosimilmente ridotta, si abbiano più ricordi e rimpianti che speranze e progetti.
Comunque ribadisco all’anonimo imbrattatore: vada a sfogare le sue nevrosi e il suo astio da qualche altra parte, tanto io non desisto e non cambio account o cancello questo indirizzo: se ho voglia di scrivere rime infantili o demenziali lo faccio, anzi domani ne pubblico subito un’altra, tanto per gradire…..

domenica 22 agosto 2010

Aurora

Ancora un nome dei miei anni verdi, una breve storia durata lo spazio di un’estate…

Una valle ed un fiume,
quante sere sul ponte
a guardar la corrente
a giocar con gli amici
con le stecche giù al bar,
a imbucare monete
in quel vecchio juke-box.
Ed un giorno ti ho vista
fare il bagno in piscina,
la tua grazia, il tuo corpo
come un pesce lucente,
i miei tuffi carpiati
per attrarre il tuo sguardo.
Poi i miei pomeriggi
a seguire nel parco
il corteo delle bici
delle garrule amiche,
per vederti frenare
e il tuo tacito invito
ad osare un approccio,
a tentare un sorpasso
oltre l’aspra salita
della mia timidezza.
Venne il giorno di festa
e l’orchestra suonava
proprio all’ora del thè
nel giardino affollato
di uno splendido hotel.
Tu sembravi un diamante
tra frantumi di vetro,
mi guardavi e ho pensato
‘Vai, adesso o mai più’…
Con la voce tremante
ti ho invitata a ballare:
che emozione sentirti
aderente al mio petto,
la tua mano sottile
allacciata alla mia,
la tua tempia un contatto
troppo presto svanito,
le parole abortite
prima ancora di uscire.
Poi una schiera di giorni
col tuo viso nei sogni,
un distratto seguire
le allegrie degli amici,
le partite a pallone,
le serate al caffè.
Era l’ultimo giorno
di vacanza per me:
una moto a noleggio
per portarti con me:
eri molto indecisa,
ma ti ho quasi rapita,
non volevo lasciarti
senza dirti qualcosa
d’importante per noi.
Ti sei stretta nel vento
abbracciata alla vita,
ti ho portata lontano
sui sentieri del bosco.
Con la moto ormai ferma
esitavo a girarmi,
carezzavo soltanto
le tue dita intrecciate.
Alla fine sei scesa,
ti ho seguita nel bosco,
raccoglievi lamponi
che portavi alla bocca
come un tenue rossetto,
su un cespuglio di rovi
hai scoperto le more
e il viola del succo
ti ha dipinto la lingua;
si scioglieva nell'aria
il biondo dei capelli
e gli occhi abbagliavano
come verdi smeraldi.
Inebriante miscuglio
quel filtro di colori
come voglia improvvisa
di tuffare le labbra
tra i petali socchiusi
di quell'umida ninfea.
Ho attirato il tuo volto
con la prima carezza
e poi solo un trabocco
di due lave roventi,
calamite ora fuse
da un torrente di baci.
Tra parole spezzate
dai respiri crescenti
il sapore dei sensi
sulle nostre due bocche.
In un’ora bruciata
una storia d’estate,
la campana che avvisa,
(nonostante il tuo nome),
il tramonto del sole,
un ritorno, un addio,
un cancello richiuso
su un amore neonato
e già quasi morente.

sabato 21 agosto 2010

Immaginazione


Posso raccontare quello che vedo o sento adesso, una finestra, un giardino, una strada, un mal di testa, un formicolio alla gamba destra, ma sono tutte descrizioni dell'esperienza, della realtà, non sono una storia. Una storia ha bisogno di immaginazione, di descrivere qualcosa che non esiste, qualcosa che si inventa per creare un'alternativa alla realtà, per cambiare qualcosa che non ci piace, nella vita privata ma anche in quella pubblica, nella società. Senza immaginazione non c'è volontà di cambiamento, non c'è romanzo, non c'è una storia nuova, e nulla cambia..

giovedì 19 agosto 2010

Mariangela

Continua la trasposizione in versi di episodi del mio libro. Stavolta è il turno di un altro breve incontro con una dolce ragazza, dal nome come sempre rievocativo, che ha lasciato una delicata impronta impressa nella mia memoria.

Come timida lumaca
che ritira le antenne
allo sfiorare di un gesto,
paurosa nascondevi
le vampe del rossore
con le fughe improvvise
dal mio sguardo insistente.
Uno spruzzo di efelidi
come crusca gettata
su un velo di farina
e gli occhi grigioverdi
sfuggenti bersagli
della mia carabina,
dietro le lenti ambrate
e le ciglia socchiuse.
Per aprirne le valve
né tenaglie né magli
ma il cuneo delicato
di morbide domande
e il racconto inventato
di gesta mai compiute.
La condussi sul fiume
piangente come i salici
per le spore del polline.
Le asciugai le lacrime
con due piccoli baci
per mitigare il tremito
di quel madido pulcino,
le avvolsi una collana
di foglie attorno al collo,
e scrissi le iniziali
del suo e del mio nome
sulle rotonde pietre
dell’argine assolato,
ma non valse l’assedio
di inutili carezze
a sciogliere quel nodo
di braccia avviluppate
sull’incrocio di gambe
come un filo spinato.
Lasciai spegnere la spia
del suo acceso batticuore
sul quadrante del tramonto
con le canne che vibravano
le piumose vette al vento.
Al ritorno lei disciolse
le sue dita dal mio laccio
e leggera corse incontro
al suo cane ed al suo nido
di ricami ed orsacchiotti.
E fui pago di restare
solo un nome ed un disegno
sul diario dei ricordi
di quel bocciolo di donna.

martedì 17 agosto 2010

Emozioni

Mi emoziona un film, mi emoziona un gol, mi emoziona una musica, mi emoziona un libro, mi emoziona un ricordo, mi emoziona una lettera, mi emoziona un viso, una fotografia, un’alba o un tramonto, un incontro, un abbraccio, una stretta di mano, mi emoziona anche solo l’attesa di una di tutte queste cose…
Freddezza e imperturbabilità sono solo un mantello col quale ci avvolgiamo e col quale nascondiamo la trasparenza delle emozioni…

lunedì 16 agosto 2010

Annamaria

Questa è un’altra piccola storia vera, sempre tratta dal mio libro e tramutata in versi, che racconta la breve infatuazione per un’altra delle lucciole che ho inseguito in quel periodo della mia vita, cercando un surrogato della mia irraggiungibile Mari.

Come una lesta trottola
rimbalzava tra i banchi,
una pallina da flipper
il suo andar vorticoso
tra le sponde e le scale
piroettando l’elastico
delle gambe d’airone.
Seguivo il saltellare
del suo moto perpetuo
tra i crocchi di compagne
all’uscita da scuola.
Sventagliava le trecce
e la corta frangetta
con gli scatti improvvisi
di un’attenta capinera.
Snocciolando le amiche
nel labirinto di strade
restava sola a fingere
inesistenti ciottoli
da saltare a piè pari,
sbocconcellando i margini
di teneri biscotti,
e un sandalo slacciato
come invito e uno sprone
alla mia esitazione.
Poi un giorno una domanda:
“Perché mi segui sempre?”
e rotto ormai il silenzio
un fiume di parole
di cinciallegra garrula
senza le nere piume
del grembiule di scuola.
Seguirono altri giorni
di amabili accompagni,
lei sempre una cicala
e vispa farfalletta,
dando cento risposte
all’unica domanda
che studiavo a memoria.
Ricordo un pomeriggio
passato al Luna Park,
il guizzante autoscontro,
la pioggia di scintille
come lapilli accesi
delle sue grida al cielo,
il giro sulla ruota
e il bacio ricambiato
all’apice del volo.
Ricordo ancora giorni
di tenero flirtare,
poi il lento progredire
come baco infiltrato
della mia inquietudine,
le frivole parole
sempre più tiepide,
ed io che ormai cercavo
di scoprire una donna
sotto l’asprigno involucro
di acerba ragazzetta.
E breve fu la fiamma
di quel pugno di paglia,
un breve giro di danza
su un ritaglio di musica,
e poi ancora la mia mente
a seguire le tracce
dei miei fili di Arianna.

domenica 15 agosto 2010

Ferragosto

E'passato un anno dal mio primo post, a Ferragosto del 2009. Da allora ne ho scritti parecchi, forse trecento, durante un anno in cui freneticamente ho riempito anche pagine di un libro, di racconti, di versi, di commenti e pensieri su Facebook.
Ho anche seguito un corso di scrittura creativa, e forse questo ha dato maggiore impulso a questa tardiva grafomania, perché, come diceva il professore a quelle lezioni, "la pulsione a manifestarsi è sentimento della prima infanzia spesso castrato dalle mille vicissitudini dell'esistenza" e la si può ritrovare in tarda età, come dopo una lunga malattia...
Concludo riportando, per la ricorrenza, parte dei versi scritti tanti anni fa, in un Ferragosto senz'altro più spensierato di questo, passato con tanti amici e tanta allegria in un'isola jugoslava, festeggiando il compleanno di una compagna di vacanze che ancora oggi resta tra i pochi intimi amici che frequento.

...Sgocciolati da un tunnel / puntato sul mare / la strada è una finestra / aperta sulle case / e terrazze di luce / spiovuta da nubi lacerate / prestano un telo all'ombra / che cade dai campanili. / Legati da sagole di parole / cordata di letizia / tra le viti a gradinate / guida una cremagliera di merli / i canti verso il mare. / Rigagnoli di passi nella pineta / e pioli levigati di una scala / che sgorga tra le barche. / S'affollano i visi tra reti / gettate all'ingordigia / capriole di mani / tra bottiglie e spiedini / e rossore d'aragoste / al girotondo di risa....

sabato 14 agosto 2010

Lontananze

Ancora la stessa canzone, ancora la stessa suggestione, sull’onda dei ricordi, di un lento ballato su un’isola lontana, in un’estate ancora più lontana…

venerdì 13 agosto 2010

FIORI



Come organi sessuali, i fiori sono magari meno seducenti e voluttuosi dei nostri, ma senz'altro più esteticamente affascinanti. La loro bellezza attrae ed ispira da sempre poeti, pittori e fotografi, ed anch'io ho spesso ritratto le loro corolle, specie quando, con l'attrezzatura precedente, avevo la slitta e gli altri accessori macro che mi permettevano delle messe a fuoco davvero ravvicinate. Ora con lo zoom della digitale posso fare al massimo dei primi piani, come questi degli ibischi che ho in giardino, ma certo non raggiungo la bellezza che si può ammirare, per esempio, in questo bel video, ancora più suggestivo per la dolce musica di sottofondo...

Democrazia

Rousseau diceva che non c'è democrazia dove c'è chi è così povero da essere costretto a vendersi e chi è così ricco da potersi permettere di comprarlo.
Se guardo la nostra attuale società, la vedo piena di esempi di questo genere, quindi devo dedurre che anche la nostra è una finta democrazia: in realtà il potere e il denaro è in mano a pochi che, pur non esercitando una dittatura manifesta, in pratica condizionano e sottomettono la libertà e l'emancipazione degli altri.

giovedì 12 agosto 2010

MIRA


Continua l'esercizio di tramutare in versi episodi già scritti in prosa. Stavolta ho ripreso un episodio tratto dal mio libro, una breve e maldestra avventura con una ragazzina di nome Palmira, detta Mira, che essendo l'anagramma di Mari, la mia stella polare di quegli anni, avevo seguito e avvicinato come per un presentimento, come un segno del destino.

Seguivo la tua scia
e gli affrettati passi
lungo il sentiero ombroso,
tra i fossi e le robinie
di quei fioriti campi.
Quel giorno il mio coraggio
forzò la timidezza
e spinse sui pedali
della mia bicicletta:
i tuoi pesanti libri
legati alle mie spalle
e tu tra le mie braccia,
le mani sul manubrio,
le gambe dolce impatto
ad ogni lento giro
del mio ginocchio nudo.
Crescente il mio respiro
sull’incavo del collo
e molla d’emozione,
sugli occhi i tuoi capelli
sollevati dal vento
a nasconder le insidie
dei solchi sul cammino.
Con incaute parole
sussurrate all’orecchio
uno scambio di mani
alla guida già incerta,
attorno alla tua vita
le mie come un viluppo,
le tue strette alla barra
schivando buche e sassi.
E fu presto la fine
di quell'ardito approccio,
un volo e quell’abbraccio
si sciolse sul selciato,
tra ruote e libri all’aria.
Due lacrime e un lamento
per le gocce di sangue
del tuo gomito offeso.
Le labbra mie che prima
sfioravan la tua pelle
in breve trasformate
tampone alla ferita.
Poi quel tuo grido acuto
dal dolore alla rabbia,
nel vederle stampate
con un gesto villano
sul lembo della veste.
Uno scatto, un insulto,
i tuoi libri raccolti,
le mie scuse respinte
in faccia al mio stupore,
la tua fuga per sempre
lungo il viale assolato,
la campana lontana
che scandiva i rintocchi
di quel fugace incanto.

mercoledì 11 agosto 2010

Armi subacquee


Mi piace quanto attuato in Thailandia, dove hanno affondato vecchi carri armati per offrire rifugio e favorire la riproduzione dei pesci. Quest'idea di usare le armi per favorire l'amore richiama un po' lo slogan hippie degli anni 60 "fate l'amore non fate la guerra", ed è lodevole, anzi proporrei utopisticamente di non limitarsi ai vecchi carri armati, ma di buttare a mare indiscriminatamente tutte le armi moderne...

martedì 10 agosto 2010

Angeli e demoni



Nell'iconografia delle canzoni romantiche e nei video la donna è sempre rappresentata angelicamente provvista di ali, di veli fluttuanti, circondata da aloni di stelle, da cigni e unicorni, da rose, stelle e cuoricini. Poi nella vita ti capita di incontrare per lo più donne normali, senza l'aureola ma con tante doti e qualche difetto, più raramente donne angeliche o arpie, e qualche volta anche delle vere serpi.
Ma se poi ci pensi bene, ognuna di queste ti è apparsa o si è comportata come tu l'hai trattata, ognuna presa a sè stante, pregio o difetto in più o in meno, era una donna normale, ma tu poi l'hai fatta diventare nel tuo giudizio un angelo, una serpe, una santa o una puttana..

lunedì 9 agosto 2010

Martina

Chi mi seguiva e leggeva i miei scritti, sia in prosa che in poesia, mi ha più volte consigliato di indirizzarmi a quest'ultima, come espressione a me più congeniale e significativa. Seguendo questo consiglio, ultimamente mi sono dedicato a scrivere più poesie che racconti, o anche a trasformare e condensare una storia nata come novella in poesia, dove con altra forma di espressione dovrei comunicare, forse più efficacemente e concisamente, le stesse cose che avevo raccontato in prosa.
Quello che segue è un esempio di questo esercizio, e narra una storia ispirata ad un estate da me vissuta in anni molto lontani, quand'ero ancora un "teen ager", e ad una ragazza di nome Martina, che ancora oggi vado ogni anno a trovare nello stesso piccolo cimitero di montagna, dove riposa anche mia madre....

Mi aspettavi ogni giorno
sul muretto assolato,
con gli stacchi zebrati
sulle gambe incrociate
della tua abbronzatura.
Le tue treccine avvolte
come un nido d’uccelli
e due pomelli accesi
sul bianco del sorriso
tra le more mature
degli occhi nerazzurri.
Seguivo il tuo scalare
risalendo il torrente
come agile cerbiatta,
mentre tendevi in alto
esperta la tua mano
tra gli arbusti più saldi
tra i cespugli e le rocce
di scroscianti ruscelli.
Una sosta per dare
respiro al mio ansimare,
mentre a tazza colmavi
di reti le tue mani
per gamberi e girini.
Finché lassù spianava
sulla conca del lago
il confine del cielo
tra una quinta di abeti.
Ti sdraiavi sull’erba
a guardar la cascata
e la polvere d’acqua
luccicante nel sole.
Sfilavi i calzoncini
bagnati ad asciugare,
spesso un graffio o una spina
sulle tue gambe nude
affidati alle cure
del mio pronto soccorso.
Ti rivedo chinata
a bere l’acqua limpida
tra le mani socchiuse
e a sciogliere i capelli
nella pioggia di gocce,
con la maglietta intrisa
sopra l’acerbo seno,
le grida e le risate
com’eco ripetuto
sulle falde del monte.
Aspettavi ogni volta
un mio bacio improvviso
mentre distesa al sole,
socchiusi gli occhi appena,
le trecce sciolte attorno,
eri invito all’amore.
Ma quando finalmente
sfioravo le tue labbra
scappavi come morsa
da un viscido serpente.
E’ soltanto un ricordo
di un’estate lontana.
Son tornato a cercarti
qualche anno più tardi
sulle pietre del bosco,
sul torrente scosceso,
ma eri andata più in alto
con due ali spuntate
per andar fino in cielo.
Sono andato a trovarti
tra le fiorite lapidi
di una piccola chiesa,
sulle rive muschiose
di quel nostro torrente.
Ti ho vista e mi guardavi,
ancora quel sorriso
di gioiosa ragazza:
ora con gli occhi schiusi
aspettavi il mio bacio
su quell’umido marmo.
L’ho posato e stavolta
non ti ho vista fuggire:
sei restata a guardarmi
affacciata sul muro
del tuo piccolo nido,
tra le aiuole ed i fiori
del giardino sul monte.

domenica 8 agosto 2010

La bellezza

L'astinenza da Facebook ha gettato acqua sul carburante che alimentava la mia vena ispiratrice, ma in compenso mi ha ridato freddezza e buon senso per guardare più obiettivamente la realtà, senza indulgere in fantasticherie fuori luogo e fuori tempo.
Direi anzi che ha fatto affiorare quello che in fondo era forse il motivo recondito principale della mia uscita di scena, l'imbarazzo cioè provato nell'accorgermi di aver giustificato, motivandola con l'esigenza di avere riferimenti concreti della mia ispirazione, quella che in effetti era un'assurda pretesa di rivivere, fuori tempo massimo, sensazioni ed esperienze proprie dell'innamoramento degli anni verdi.
La bella canzone di Vecchioni che ho anche citato in uno dei miei ultimi post, dice che a cinquant'anni la bellezza "posso solo starla a guardare". Figurati io che ne ho più di settanta.....

sabato 7 agosto 2010

Shinkansen

Dal treno più alto a quello più veloce. Quando andai in Giappone, per trasferirmi da Tokyo a Kyoto presi lo Shinkansen, il treno che viaggia a 300 km. orari. Ero in ritardo e per la difficoltà di leggere bene sul biglietto la posizione da prendere sul binario, salii su uno degli ultimi vagoni. Per raggiungere il mio vagone e il mio posto con la mia grossa valigia, attraversando tutto il lunghissimo treno, impiegai tanto tempo che quando arrivai a sedermi ero già praticamente arrivato a destinazione...

Il treno delle nubi

Ho letto il viaggio emozionante che si può fare su questo treno, che si arrampica sulle Ande fino all'altezza di 4200 metri, passando sul viadotto più alto del mondo, con la sensazione mozzafiato di volare in cielo. Se fossi un malato terminale, piuttosto che consumarmi soffrendo in un letto vorrei un carrello da montagne russe per correre su quel viadotto, trovarlo saltato in aria come il ponte sul fiume Kwai e volar via come un Jumbo contro la montagna, che non ne rimangano neanche le briciole..

venerdì 6 agosto 2010

La zanzara


Tempo fa dicevo che da piccolo, ma anche da grande durante gli studi di biologia, avevo torturato spesso piccoli animali, ma che poi, forse per espiazione, non sono più riuscito a far male neppure ad una mosca. Eccetto che alle zanzare, per la loro infida tattica con cui attaccano l'uomo mentre dorme indifeso.
Beh, ora mi sono accorto che non riesco neppure più ad ammazzare le zanzare. C'è n'è una in particolare, che mi aspetta ogni sera finchè mi corico, e poi arriva sistematicamente a posarsi sul muro a fianco, aspettando che abbia finito di leggere e mi addormenti.
E' sempre la stessa, perché la porta resta chiusa durante il giorno ed è l'unica che vedo. All'inizio ho cercato di spiaccicarla a cuscinate, poi l'ho guardata da vicino, l'ombra delle sue lunghe zampette sul muro e le sue antennine vibranti, e mi è sembrata anch'essa un piccolo essere perfetto, probabilmente affamato e meritevole di quel draculiano pasto notturno, per me piccolo tributo, ma che per lei è la sopravvivenza. Così d'allora non mi affanno più a scacciarla e cercare invano di stamparla sul muro, ma spengo la luce e lascio che mi rubi quella mezza goccia di sangue che a me non costa niente, e magari mi fa anche bene......

giovedì 5 agosto 2010

Mancato !


Ahmadinejad è sfuggito ad un attentato. Tenuto conto del suo regime poliziesco, che solo quest'anno ha condannato a morte 15 giovani per proteste, eseguito 115 impiccagioni, arrestato centinaia di dissidenti, tra cui 170 giornalisti, ammazzato donne che si ribellavano alla dura condizione femminile, perpretato stupri, torture e violenze varie, si fa peccato a dire " speriamo che ci riprovino??".......

martedì 3 agosto 2010

Ecomostri


Sul Corriere on-line di oggi vedo, nell'ambito della denuncia dello scempio che rappresentano i mostri di cemento sulle coste italiane, particolarmente evidenziato uno scheletro di cemento costruito a pochi metri dal mare, proprio sotto la splendida "Scala dei Turchi", scenario di candide rocce marniche della costa agrigentina che questa estate ho visitato ed ammirato come una meraviglia della natura. Proprio quell'edificio mi aveva colpito e scandalizzato per il suo stridente contrasto con lo sfondo in cui è inserito, e voglio qui riproporre la foto che ho fatto in quell'occasione, perché la mia inquadratura mi sembra ancor più lampante ed esemplificativa di quella che ho visto riprodotta sul giornale.

lunedì 2 agosto 2010

Il paroliere


Uno degli primi esercizi del corso di scrittura creativa che ho seguito, consisteva nel mettere insieme una serie di parole (ognuno ne suggeriva una ) e dar loro un significato e un contenuto in una forma appropriata. Con la seguente serie di parole VITA-LIBERTA'-ABBANDONO-DOLORE-INCOGNITO-MARE-GIOIA-MAGIA-SOLITUDINE-DESIDERIO-TRISTEZZA-DOLCEZZA-NOSTALGIA-PESO, avevo costruito una piccola poesia dedicata al mio cane Drek, quello precedente al mio attuale :

LA GIOIA DEI TUOI SALTI E LA DOLCEZZA

DEGLI OCCHI CON IN FONDO UN DESIDERIO

DI VITA GAIA E DI CORSE IN LIBERTA’.

E' UN PESO ED UN DOLORE IL TUO ABBANDONO

E UN MARE DI TRISTEZZA E NOSTALGIA,

SOLITUDINE PERCHÉ NON CI SEI PIÙ,

VORREI CHE PER MAGIA TU RITORNASSI

DAL BUIO INCOGNITO ANCORA AD ABBAIAR.

domenica 1 agosto 2010

Segni grafici


Il sito http://www.bancodelleparole.net/ è una tribuna o un giornale on-line a cui ognuno può inviare dei propri scritti in prosa o in poesia e sperare che vengano pubblicati, se ritenuti validi. In precedenza avevo inviato dei pensieri o brani del mio blog che sono stati pubblicati, e ultimamente diverse mie poesie, molte delle quali ho visto con piacere messe su quella vetrina, l'ultima proprio ieri.
Rileggendo una di queste, comparsa il 25/6, che avevo dedicato ad un'amica, ma che qui è stata semplicemente intitolata "Mosaico", ho visto che mi è stata cambiata la parola "geroglifi" in geroglifici, forse pensando ad un mio errore. In realtà io mi riferivo proprio ai geroglifi, parola che esiste, e che si riferisce a quei segni e lineette con le quali, dalla tastiera del PC, si costruisce un disegno, una faccina o uno svolazzo sui commenti di FB.
Ho voluto precisarlo per chi dovesse leggere la poesia sul "Banco" e trovasse giustamente una dissonanza nella metrica e un riferimento a scritture antiche che non era nella mie intenzioni.

sabato 31 luglio 2010

Excusatio non petita

Giorni fa, volendo farmi un promemoria delle ragioni per le quali avevo sentito l'esigenza di allontanarmi da Facebook per un periodo non so quanto lungo, avevo riempito qui sul blog una paginetta con l'elenco di questi motivi. Poi l'intenzione era stata momentaneamente accantonata e questa pagina era rimasta solo una bozza.
Ma quando un ulteriore motivo si è aggiunto e mi ha fatto prendere la decisione definitiva, avrei potuto semplicemente pubblicare questa pagina per spiegare a tutti una sola volta i motivi del mio abbandono.
C'erano però ragioni che non era opportuno dichiarare pubblicamente, perciò ho usato questo promemoria per rispondere a chi mi chiedeva il perché della mia sparizione. Poi sono arrivati i messaggi di altri amici che mi hanno fatto la stessa domanda, e per non ripetere daccapo tutte le ragioni ho inserito nelle mie lettere la stessa pagina di appunti, anche perché non volevo trasmettere ad ognuno niente di più, di meno o di diverso da quello che avevo detto agli altri.
Ora, ripensandoci, mi è venuto il dubbio che sia stata una indelicatezza o mancanza di riguardo far credere ad ognuno di aver fatto delle confidenze personali quando invece parte dei messaggi erano quasi uguali, ma, come ho detto, volevo che a tutti giungessero le stesse parole, per non far interpretare diversamente il significato del mio addio. L'importante, per me, era dire a tutti la stessa verità.
Se quindi qualcuno scoprirà di aver ricevuto, in parte, una specie di fotocopia, spero che mi perdoni la pigrizia di aver copiaincollato le mie ragioni anziché riscriverle, tenuto anche conto che non erano solo due righe....

giovedì 29 luglio 2010

Maria




Ho spesso detto, scrivendo agli amici e alle amiche, che c'è un nome ed un volto che ritorna sempre nella mia mente da quando ero ragazzo, quello che mi ricorda la figura di donna principale del libro che ho scritto sulla mia adolescenza, quello che ho amato e che inconsapevolmente ho cercato di ritrovare in tutte le donne che ho incontrato d'allora nella mia vita, quello a cui ora voglio dedicare questi versi, ora che non c'è più...

Quante volte ho rivisto
il tuo volto sfumare
su quel vetro appannato
del mio treno che parte,
lungo un velo di pioppi
e di tigli filanti.
Quante volte quel bacio
che hai soffiato sul palmo
del tuo ultimo addio
è volato negli anni
ad imprimersi ancora
sulle aride labbra
della mia nostalgia,
lungo il fiume sinuoso
dei ricordi di un tempo.
Quante volte ho sentito
la tua voce com’eco
sopra il mio soprannome,
e ho passato le dita
fra i capelli di un’altra
come fosse quell’onda
di frumento dei tuoi.
Quante volte ho seguito
il disegno di un corpo
che passava per strada
una gonna, un colore
e ho pensato : Sei tu!
Come quando pulcino
zampettavo al tuo fianco,
come quando quel fianco
la mia mano ormai grande
esplorava pian piano
per giocare all’amore,
per sentirti sgridare
le mie mosse più ardite.
Quante volte ti ho scritto,
quante volte ho stracciato
le mie frasi a metà,
quante volte ho pensato
di riprendere il treno
per raggiungerti ancora,
ma ho perduto il biglietto
e non so la stazione,
ormai il treno è partito
e non torna più indietro.

mercoledì 28 luglio 2010

Mattanze


Oggi il parlamento catalano ha votato contro la corrida, e finalmente, almeno in questa zona della Spagna, finirà questa barbarie, anche se la chiamano "tradizione".
La stessa tradizione per la quale nelle isole Faroe ogni anno i giovani del posto massacrano un centinaio di delfini Calderon per dimostrare che sono adulti, e il pubblico assiste come ad una gran festa popolare.
Non si tratta di essere animalisti, perché si sa che l'uomo ha sempre ammazzato animali e la carne nel piatto ce la mettiamo quasi tutti, ma un conto fare una mattanza come nella tonnara o andare a caccia per sfamarsi o comunque sacrificare animali per nutrimento, un conto è torturarli crudelmente per "tradizione" o scannarli solo per divertimento.
Fin quando l'uomo sarà capace di procurare sofferenze agli animali lo farà con la stessa indifferenza anche con i suoi simili e non potremo dire di essere diventati meno barbari e aver fatto, nonostante i secoli passati e il progresso, grandi passi verso una migliore civiltà.

martedì 27 luglio 2010

Il mio podio

Prima di abbandonare Facebook, avevo ricevuto il messaggio di un gruppo che invitava a postare tre canzoni, non quelle che consideriamo le più belle di tutti i tempi, ma quelle che hanno per noi un significato particolare, perché legate ad un evento, un periodo o un amore della nostra vita.
Ho provato a pensare quali siano le mie tre canzoni, e in realtà la scelta è stata difficile, perché non ce ne sono solo tre, quindi ho fatto a sorte e sono uscite queste tre:
- Strangers in the night di F.Sinatra
- Only you dei Platters
- E penso a te di L.Battisti
Però le altre, e sono tante, sono alla pari, e poiché qui non mi sento legato al rispetto del numero tre, e non voglio accantonare i ricordi che sono legati a queste canzoni, magari un altro giorno faccio un altro sorteggio...
Qui voglio riascoltare solo la prima, perché è stata la dedica ad un amore mai corrisposto di tanti anni fa, e quindi struggente ancora adesso...

lunedì 26 luglio 2010

Voli brevi


La mia gatta ha fatto un'altra vittima, un altro piccolo merlo azzannato solo per istinto e per gioco, che ha finito presto di vivere tra le mie mani. Quante piccole creature che muoiono ancora prima di assaporare la vita, non solo uccellini, ma anche tanti bambini, uccisi dall'uomo non per istinto o per fame, ma per la crudeltà di molti e l'indifferenza di tutti.

Che pena sentire da ore
del merlo sul ramo il richiamo,
insiste sperando risposta
del piccolo merlo caduto,
ma il debole suo pigolare
si è spento ormai nella sera.
Inutile è stato strapparlo
dal morso felino del gatto,
tra piume volanti e un'ala spezzata,
lo strepito del suo cinguettio
dal becco proteso a difesa.
Raccolto era come atterrito,
il piccolo cuore impazzito
sentivo nel pugno pulsare.
Sognava saltando dal nido
un volo felice, un mondo accogliente,
ma è triste e crudele il destino
di tanti animali e bambini,
percorrere un breve cammino
di vita e incontrare la morte..
La mamma che chiama e che piange
un nido e una culla ormai vuoti,
un gatto che torna a dormire,
un mondo che legge il giornale
e il pianto lontano non sente
di un piccolo nato che muore.

venerdì 23 luglio 2010

Grafici


Se avessi un self-tracker innestato sottopelle, un microsensore per rilevare tutte le informazioni numeriche sul mio organismo e il mio comportamento, un microchip tipo quelli che registrano le prestazioni atletiche, insomma un dispositivo che riportasse sul mio PC tutti i dati, non solo fisiologici e fisici (pressione, temperatura, peso ecc.), ma anche abitudini, pensieri, sensazioni e stati emotivi(malinconia,noia,piacere,allegria ecc.) e tutto questo flusso di informazioni si potesse tradurre in un diagramma che rappresentasse la foto del mio stato generale giorno per giorno, potrei vedere quale elemento influenza maggiormente l’andamento del mio grafico e intervenire su quello per eliminare i picchi fuori banda che ci mettono in crisi.
Inoltre potrei, ad esempio, fornire una stampa al mio medico molto più utile e significativa di un vago “non mi sento bene”, per permettergli una diagnosi più esatta dei miei malanni. Oppure allegare il file al social-network dove sono iscritto per completare meglio il mio profilo.
Questo però comporterebbe dei rischi, perché non è escluso che già ora qualcuno stia tentando di ricostruire la nostra mappa completa, e agevolare questo compito fornendo spontaneamente dei dati personali molto intimi sarebbe pericoloso. Sono infatti ormai parecchi i dati relativi alla nostra persona che mettiamo in rete rispondendo a messaggi di posta, test, sondaggi, interviste, o compilando registrazioni varie a enti, banche, associazioni, aziende, concorsi ecc.ecc. Tutte queste informazioni relative alla nostra privacy, se messe insieme, forniscono un ritratto abbastanza preciso della nostra identità e restano in memoria di qualche server, non sono come le chiacchiere che facciamo tra amici, e non sappiamo che uso se ne farà, se va bene solo per mandarci pubblicità, ma potrebbero anche essere utilizzate per scopi illeciti e procurarci problemi seri. Per cui è meglio che non metta in mano ad altri anche il grafico delle mie emozioni e dei miei sentimenti, almeno quelli preferisco tenermeli per me…

giovedì 22 luglio 2010

L'aquilone


La nostra vita, o la mia almeno, è come un lungo film che ci tiene attenti nelle scene d'azione, che ci fa dormire nei lunghi momenti noiosi, che ci fa ridere nei momenti comici, che ci fa piangere nei momenti drammatici, che ci fa sognare nelle scene d'amore. Poi spesso arriva la pubblicità , allora si mette in pausa il film della vita reale e si esce a respirare aria fresca, di notte a guardare il cielo stellato, o le aurore boreali, o le comete, di giorno a guardare gli arcobaleni e gli aquiloni che attraversano il cielo.
Di questi se ne vedono di tutti i colori, e a volte si insegue quello più appariscente, quello che affascina per i disegni e le ghirlande più belle, senza averne realmente in mano il filo che lo trattiene. Di aquiloni così ne ho inseguiti da sempre, e anche recentemente ne ho visto uno impigliato e ingarbugliato tra i fili della luce. Mi sono preso la scossa per raggiungerlo ed afferrarlo, poi quando l'ho avuto tra le mani mi sono reso conto che non era di seta luccicante come sembrava in volo, ma era di carta e di stecche come gli altri, e l'ho lasciato andare.

martedì 20 luglio 2010

L'altra sponda

Sarà il caldo, ma senza rendermi conto sto nuovamente scivolando nell'aridità di espressione che mi fa saltare giornate intere prima di trovare un nuovo spunto da commentare o semplicemente qualcosa di interessante da dire. Forse il pozzo è ormai esaurito e occorre trivellare da un'altra parte, come fanno per il petrolio, invece di raschiare il fondo dello stesso barile...
Oppure la verità è un'altra: parecchi mesi fa mi ero fermato davanti ad un fosso da saltare, ed avevo detto: domani ritorno e forse avrò il coraggio di saltare...
E' passato quasi un anno, e sono ancora davanti a quel fosso.. forse è questo che mi blocca ancora adesso... L'ho scritto anche giorni fa su FB : "C'è un'altra sponda per tutti: chi non la vede neppure, chi la ignora, chi ci cammina a fianco ma non osa mai saltare, chi ci prova e cade nel fosso, chi la raggiunge, ma poi si accorge che era già su quella giusta, e non sa tornare indietro....."
Ma forse non sono tante persone diverse, è sempre la stessa in vari momenti della sua vita...

giovedì 15 luglio 2010

Remake

In un commento di ieri ad un'amica, ho citato un vecchio filmato al ralenti Vianello-Mondaini, ma ce n'è una simpatica versione aggiornata, alla fine della canzone di cui al link allegato, anche della coppia Mastrandea-Cortellesi. Entrambe prendono in giro, per restare in tema di menestrelli, la visione eterea e sdolcinata con cui i lirici descrivono l'amore, come qualcosa di celestiale anziché di decisamente terreno...
http://www.youtube.com/watch?v=88juOMDziVg&feature=channel

lunedì 12 luglio 2010

Pensierino notturno

Tengo a precisare:
Questo ruolo da menestrello che mi sono attribuito nel gruppo di amici di FB, e per il quale non temo di perdere la mia rispettabile faccia, ammesso che sia tale, e la mia reputazione, ammesso che ne abbia, è una parte che mi piace recitare e che mi si addice, per età e condizione mentale e fisica, e me la tengo anche se mi sta procurando commenti un pò sarcastici, come se mirassi a chissacosa dedicando poesie a giovani donne.
Vorrei chiarire di non confondere il mezzo con il fine: a me piace scrivere poesie e lo faccio indipendentemente dalle destinatarie, che mi danno uno spunto e un riferimento d'immagine e di caratteri individuali, ma nient'altro. Volendo potrei scrivere anche poesie a figure immaginarie, o, chessò, alle cantanti e alle attrici in voga, ma le amiche di FB mi ispirano di più, pur non turbandomi i sonni.
E che sia chiaro una volta per tutte, anche a chi mi ha mandato oggi un avvilente messaggio di compatimento, che respingo al mittente per la sua idiozia...

S.O.S. merlo..


Ho perso mezza giornata per cercare una soluzione che salvasse un piccolo merlo, strappato due volte dalle grinfie della mia gatta, e ridarlo alle cure di sua madre senza che fosse di nuovo preda del felino. Lo so, ci sono problemi più gravi e di animali, ma non solo di animali, ce ne sono milioni al mondo che muoiono ogni giorno, però questo piccolo dramma ce l'ho sotto gli occhi e mi piacerebbe evitarlo, perché ho tenuto questa creatura in mano sia ieri sera che oggi, quando l'ho sottratto alla gatta, e mi ha fatto pena il suo terrore e il suo batticuore tumultuoso.
Ora sta in una gabbia in giardino, ma la gatta, che non posso allontanare, segue tutti gli spostamenti e soprattutto tiene lontana la merla madre che svolazza sui rami soprastanti lanciando continui richiami.
Non essendo in grado di nutrirsi da solo, so che l'uccelletto è destinato comunque a morire, ma aprire la gabbia e farlo azzannare di nuovo dal gatto è un gesto che non riesco a fare.
Sia in casa che sul web, dove ho chiesto consiglio, mi dicono in pratica di non ingigantire i problemi e di pensare a cose più serie, ma ormai mi sono fissato che questa piccola buona azione devo riuscire a farla, e forse ci riuscirò, se la notte mi porta un buon consiglio....

domenica 11 luglio 2010

Dedica di Domenica


Mi è già capitato di dovermi far perdonare da un’amica, per qualche bisticcio ed attrito causato dalle mie infelici battute, con il regalo di una poesia, l’unica cosa che mi posso permettere e che so fare. Oggi è il turno di un’altra vittima delle mie impertinenze, che lascio riconoscere dagli amici più stretti….


Ho cercato nel cielo
tra migliaia di stelle
la mia orsa minore,
senza mai riconoscere
l’una più evanescente.
Ho seguito parole
come sugheri a galla
snocciolati a segnare
le tue reti sommerse
di inquietudini accese.
Ho sentito la voce
di strumenti in crescendo,
e seguito indirizzi
di messaggi volati
dal tuo aliante leggero.
Ho letto il tuo sentirti
dolcemente in amore,
e ascoltato i racconti
dedicati a presenze
affioranti per te.
Ho inspirato il profumo
della tua sigaretta
attraverso spirali
disegnate sul web.
Ho rapito un’immagine
per aprire il sipario
dei tuoi biondi capelli,
per guardarti negli occhi,
per rubarti un pensiero.
Ma quel gesto ho pagato
come garza strappata,
la tua iride bolla
per incanto scoppiata.
Sul mio piatto soltanto
il sapore pungente
delle mandorle amare,
e teredini lente
a scavare di nuovo
il mio logoro scafo.

sabato 10 luglio 2010

Barbarie cinesi



I cinesi,nonostante il loro grande progresso, oltreché distinguersi per lo scarso rispetto dei diritti umani, ne hanno notoriamente ancora di meno per gli animali, visto che continuano a stipare cani in gabbie orrende per venderli poi al mercato e mangiarseli. Ma non sapevo di un'altra piacevolezza che riservano agli orsi.
Nelle cosiddette "fabbriche della bile" questi poveri animali vengono tenuti segregati a vita in anguste gabbie, con un catetere perennemente inserito nella cistifellea per estrarre la bile, che poi viene venduta a caro prezzo per ricavarne prodotti per la medicina cinese.
Con indicibile sadismo, le condizioni dell'orso vengono mantenute intenzionalmente disagiate perché la sua rabbia e il suo stress secerni bile in abbondanza.
Con altrettanto sadismo, io prenderei questi simpatici carcerieri, metterei loro un grosso catetere nel sedere e, non dico a vita, ma per un bel pezzo farei loro dei clisteri permanenti, in modo che passino le giornate tra prenderlo in quel posto e il cesso.... E non ditemi che sono cattivo, perché se lo fossi li metterei nella gabbia insieme agli orsi che torturano, per vedere l'effetto che fa....

mercoledì 7 luglio 2010

Due ragazze speciali


A volte è il caso a farti trovare la persona giusta che ti può far cambiare opinione su un'azienda, un ente o una società. Ieri in un sol giorno, ho incontrato due di queste persone.

1) Avevo accettato, già sei mesi fa, un'offerta della nostra compagnia telefonica nazionale, con cambio di gestore. In tutto questo tempo, nonostante i numerosi solleciti, la ripetizione della procedura e la firma del contratto per ben tre volte, il passaggio non era andato in porto. Ero così esasperato che ogni volta che qualche call center mi ricontattava senza minimamente conoscere tutti i precedenti della vicenda, strapazzavo le malcapitate telefoniste che con voce suadente tentavano di ripropormi la stessa "nuova offerta speciale".
Poi nei giorni scorsi ho visto in TV lo sceneggiato con la Ferilli, dove si illustrava, credo verosimilmente, la sconcertante realtà lavorativa di un gruppo di ragazze precarie di un call center, con la loro stressante e vitale necessità di perfezionare giornalmente dei contratti. Così ieri, quando per l'ennesima volta sono stato contattato da uno sperduto call center meridionale, ho resistito alla tentazione di mandare subito al diavolo la telefonista e le ho lasciato illustrarmi di nuovo tutta la ritrita "offerta speciale".
Poi pacatamente le ho fatto presente tutta la mia ponderosa cronistoria. Questa volta non mi sono sentito rispondere, come altre volte, " forse ci sono stati dei problemi, mi scusi, buongiorno", ma la ragazza mi è parsa prendersi molto a cuore il problema. Così, nonostante fossi molto scettico, le ho lasciato ripetere ancora una volta la registrazione del contratto, sapendo quanto sia importante, per queste "co.co.pro" o similari, concludere positivamente un contatto.
Nella stessa giornata, la ragazza mi ha richiamato due volte, come aveva promesso, per aggiornarmi sulla situazione della mia pratica, di cui aveva ricostruito l'iter.
Direi che se tutte agissero così, la nostra compagnia telefonica andrebbe molto meglio. Probabilmente, vista la cronica disorganizzazione di quest'ultima, finirà come le volte precedenti, ma comunque ci tengo a dire grazie a Pinuccia di Catania, per la sua premurosa assistenza.

2) Sempre ieri sono andato in un grosso centro commerciale, rassegnato ad acquistare una nuova tessera per la visione di programmi TV di una nota rete televisiva, visto che mi era stato criptato il segnale, nonostante avessi ancora un contratto attivo in corso. Avevo speso il pomeriggio precedente nel vano tentativo di parlare con un operatore per spiegare la mia situazione, facendo ripetutamente il numero (a pagamento) della ipotetica assistenza, aspettando minuti in attesa, riascoltandomi tutta la tiritera dei messaggi su disco e premendo tutti i possibili tasti 1,2,3, ecc., ma non ero uscito vivo dal quel labirinto cieco.
Avevo avuto in precedenza esperienze deludenti per informazioni richieste agli addetti di quel reparto. Stavolta ho avuto la fortuna di incontrare una fata dai capelli azzurri e la bacchetta magica. La ragazza a cui ho esposto il mio problema mi ha dedicato una mezz'ora buona, si è informata a fondo dei dettagli, ha aperto una confezione per leggersi tutto il regolamento, non si è rassegnata neppure quando volevo comunque acquistare una nuova tessera per chiudere la faccenda, si è attaccata al telefono per minuti interi finché non è riuscita a parlare con l'azienda, ha fornito tutti i miei dati e si è fatta spiegare cosa occorreva fare per eliminare il problema... Insomma una cosa strabiliante, mai vista neppure in un negozio privato, meno che mai in un centro commerciale.
Alla fine l'ho fatta arrossire dicendole che era stata meravigliosa, e lei mi ha risposto che in quel centro era una cosa normale. Perfetta risposta, che meriterebbe una lode e un premio. Non ho trovato al momento moduli o cassette dove imbucare, come avrei voluto, una nota di soddisfazione per l'assistenza ricevuta, ma voglio dirle ancora grazie, Alessandra dell'Auchan di Nerviano....

lunedì 5 luglio 2010

All'amica del rosso e del blu


Aspetto ogni giorno
su questa sponda
bottiglie di parole
gettate nel tuo mare
dall’isola che ami.
Qualcuna ne raccolgo
caduta tra le rocce
dalle reti bucate
degli amici lontani.
Vedo dai vetri infranti
volare i tuoi biglietti
come allegre farfalle
da prendere al volo.
Ti immagino inquieta
o forse sognante
spiando il controluce
della tua vaga icona.
Mille indirizzi o nessuno
passionale mittente
per chi sa leggere
od ascoltare i miti
dei tuoi cento concerti.
Racconti del tuo sole
tuffata tra le onde
e le tonde scogliere.
Si leggono risate
descritte con i simboli
di briosi messaggi,
e rispondi agli scherzi
con gli spruzzi giocosi
del tuo chattare allegro.
Oppure lanci pietre
dai castelli di sabbia
delle tue proteste,
roventi barricate
contro i mali del mondo.
Ma soprattutto è amore
che cerchi o che ritrovi
che canti o che ripensi
altalenando appesa
ai fili trasparenti
della tua ragnatela.

domenica 4 luglio 2010

Partenze

Tempo di vacanze, chi parte, chi si lascia, temporaneamente o meno, e chi resta...
Auguro a tutti quelli che restano di avere qualcuno a cui dedicare una canzone come questa, ascoltata oggi su Facebook, per rendere meno doloroso il distacco...

venerdì 2 luglio 2010

Un giorno, un addio

Il fiume serpeggia verde e pigro
tra canne vibranti sottovoce,
e un corteo di eucalipti
agita la criniera
contro il verde delle colline
e il lontano azzurro dei monti.
Resto a guardare
le calde distese di grano
pettinato dal vento,
e le serre luccicanti laggiù
come abbagli di sole.
Le viti colano grappoli
come nere stalattiti,
gli olivi avvitati come funi,
come trecce di bambina,
come un’ulcera contorta
che scava la ferita
del tuo abbandono.
Una lucertola accarezza le pietre,
gira il capo e guarda
l’innocua ombra
del mio vecchio tronco
ormai pietrificato.
Il vento smeriglia
frammenti di conchiglie,
e le tue ultime parole
di carta vetrata.
E le alghe fileggiano in mare,
ricordo dei tuoi sciolti capelli.
A terra un fiore d’ibisco
spalanca la bocca assetata
cercando ancora la tua mano.
Un sole timido dietro nuvole inquiete
scorre sulle mie palpebre,
finché la sera scende
senza un volo di rondini
a scacciare il tormento
dei miei moscerini.

mercoledì 30 giugno 2010

Jogging marino


Giorni fa, mentre ero in Sicilia, ho commentato su FB il mio correre a zig-zag sulla sabbia, seguendo l'andamento delle onde, su un percorso apparentemente libero, ma in realtà condizionato dal mare, perché il fondo della giusta consistenza è dove un'onda si ritrae e prima che arrivi la successiva.
Questa che ho fatto è una foto che mi ricorda il piacere di quelle corse verso il tramonto su quella spiaggia deserta, con il mare che lancia lingue schiumose sulla battigia, l'umido cedere della sabbia sotto il piede e la carezza del vento che gira le pagine dei pensieri...

lunedì 28 giugno 2010



Ho visitato il palazzo di famiglia di Tomasi di Lampedusa, l'autore del Gattopardo.
Nelle varie sale ci sono bellissimi soffitti a cassettoni, ma le pareti sono squallidamente bianche e le stanze completamente vuote di mobili.
Il vecchio custode ha detto che da giovane accompagnava i visitatori illustrando quadri ed arredi, ma che tutto poi è stato "arrubbato".
Mi è venuta in mente la canzone di Venditti "In questo mondo di ladri"....

Incontro a Punta Bianca


Dopo un mese di autosospensione per ristrutturazione mentale e riorganizzazione degli ingarbugliati neuroni, riprendo le pubblicazioni su questo giornaletto, iniziando con dei versi ispiratimi da un incontro fatto durante la recente vacanza. Anche se obiettivamente non avrei potuto far nulla, di questo episodio mi è restata un po' d'amarezza, e forse di rimorso, per non aver potuto, o saputo, cambiare la sorte di quel piccolo amico...

Un aspro sentiero
a picco sul mare,
e poi un casolare
sperduto sul monte,
la porta serrata,
un'arida fonte,
un piccolo cane
che accorre festante,
che aspetta da giorni
qualcuno che torni.
Ho solo carezze
da dare a quel cane,
non posso riaprire
la casa sul monte,
ho solo da offrire
un pezzo di pane.
Mi guarda e capisce
che devo partire,
mi segue e guaisce
per farmi restare.
Se fosse una fiaba
soltanto inventata
vedresti alla fine
arrivare una fata
che apre d'incanto
il suo casolare,
oppure sull'auto
il cane saltare,
ma era già scritto
un altro finale,
destino crudele
per quell'animale,
restare di nuovo
con gli occhi un po' tristi
da solo a guardare
sul ciglio del monte
quell'auto scappare,
lasciando le impronte
di chi se n'è andato,
di chi l'ha lasciato
così abbandonato.

mercoledì 26 maggio 2010

Mea Culpa

Sono quasi due settimane che non scrivo più su questo blog. Non mi era mai capitato, al massimo saltavo uno o due giorni, ma ho sempre cercato di farlo giorno per giorno, prima agevolmente e per il piacere di scrivere, poi pian piano quasi ossessivamente, per mantenere per forza la cadenza quotidiana, e questo era già un segnale che qualcosa era cambiato, come fosse diventato un dovere anziché piacevole passatempo...
Ci sono state in verità anche ragioni tecniche (mi si era rotto il computer), ma è un motivo secondario, perché avrei potuto scrivere usandone un altro.
Principalmente invece ho subito una specie di blocco mentale o una crisi di coscienza, conseguenza di una serie di critiche più o meno pesanti che mi hanno fatto riflettere sull'opportunità di andare avanti a scrivere su queste pagine.
Un blog non è come un diario adolescenziale, che si cerca di nascondere. Lo si scrive, inutile negarlo, perché qualcuno lo legga, e magari perché chi lo legge si faccia vivo, ogni tanto, per comunicare con un commento qualsiasi che appunto lo legge.
Ma per fare un commento occorre che ci sia qualcosa che valga la pena di commentare, ed è qui il punto primo: ultimamente i commenti sono diventati sempre più rari fino a sparire del tutto, mentre il segno che un blog incrementa i suoi lettori dovrebbe essere la tendenza contraria.
Dunque il primo concreto motivo dello stop è l'essermi reso conto dell'esaurimento del proprio "soffio creativo", o in parole povere di aver più poco da dire di interessante.
Inoltre ho avuto anche qualche parere non confortante da qualcuno di quei pochi che mi seguivano. Tipo: molti post sono banali, o noiosi, o incomprensibili. C'è anche chi li ha trovati irritanti, o chi addirittura si è arrabbiato per riferimenti personali o allusioni scherzose, che ingenuamente ho ritenuto inoffensive e amichevoli, ma che invece sono risultate sgradite ai destinatari.
Non è la prima volta che mi capita di perdere amicizie per la tendenza istintiva a fare battute. Se dunque la mia "satira", che personalmente considero veniale e magari simpatica, deve invece crearmi problemi e far incavolare chi la legge, è più opportuno dedicarmi a qualche hobby meno nocivo.
Ultimo e non ultimo anche il parere, ripetuto da più persone, che sono molto più efficace e significativo quando scrivo in poesia piuttosto che in prosa, espressione dove inoltre riesco ad essere più sintetico e meno pungente, eliminando così due difetti principali che caratterizzano la mia prosa.
Concludendo: mi prendo un periodo di riflessione e per ora questo è il mio ultimo post (a meno che riceva almeno 4 o 5 commenti di superstiti lettori che mi incoraggino a non mettere la parola fine a questi miei soliloqui...)
Magari saltuariamente mi farò vivo con qualche altro innocuo componimento in versi, sempreché non si sia spenta anche questa residua vena ispiratrice...
Grazie comunque a chi mi ha seguito finora e chiedo scusa a chi inavvertitamente ho arrecato molestia.

giovedì 13 maggio 2010

Giada


Sono andato a prenotare le vacanze estive. La ragazza dell'agenzia che mi ha assistito si chiama Giada; commentando un catalogo delle Maldive che c'era sul tavolo ho parlato di quando c'ero stato io tanti anni fa. Lei allora mi ha detto che andrà proprio nella stessa isola in viaggio di nozze. Mi ha colpito la sua radiosa aspettativa per questo evento, e quando sono tornato a casa ho buttato giù i versi seguenti. In realtà io non dovevo prenotare per le Maldive, ma per la Sicilia, ma mi sono concesso una licenza poetica..

GIADA

Una spilla lucente
sul petto di ragazza
col nome scritto: “Giada”
la pietra dell’oriente.
Mi dice sorridendo:
dov’è che vuole andare?
pensavo di tornare
nei mari tropicali..
Mai stato alle Maldive?
Si, ormai tanti anni fa,
Ma dove esattamente?
Le dico “Alimathà”
Davvero? Sgrana gli occhi,
e ancor più stupefatta:
Ma che combinazione!
Ma quando? Dico: Ottobre,
dall’otto al diciannove
Ripete: Ma tu guarda !
Lo sa che c’andrò anch’io!
I giorni son gli stessi,
e proprio Alimathà:
mi sposerò in Ottobre
e andremo per la luna
di miele giusto là.
Mi guarda ed arrossisce
per questa confidenza;
ma poi si ricompone,
torna a fissare il video
e a digitar veloce,
le dita affusolate,
le unghie un po’ laccate,
sull’indice un anello
con una pietra, forse
la stessa del suo nome..
Ora m’illustra bene
il posto ed i servizi
il mare e le escursioni,
pregusta il paradiso
perché ci deve andare..
Mentre l’ascolto penso
a quando c’ero stato
in quei giorni di marzo
diciannove settanta…
La luna sopra il mare
le notti dell’amore.
Il rito di rinnova,
una giovane vita
sta per volare ancora
sull’isola sognata,
e sarà ancora amore.

lunedì 10 maggio 2010

Parole indotte


Sono riusciti a far parlare un ragazzo paralizzato da anni, innestandogli degli elettrodi nel cervello e mandandogli dei segnali via radio in modo che possa controllare un sintetizzatore e pronunciare le prime parole (per ora solo poche sillabe).
Un grande progresso tecnologico, ma in prospettiva anche piuttosto inquietante. Quando questa tecnica sarà perfezionata, c'è il rischio che, durante un'anestesia, impiantino elettrodi simili all'insaputa delle persone, per far dire loro inconsapevolmente cose non corrispondenti alla loro volontà.
Meno male che io sono stato operato cerebralmente quando ancora questa tecnica non esisteva, sennò mi veniva il sospetto che certe cazzate che dico siano comandate a distanza... Per il futuro, le parole di certi politici, che già ora riscuotono molto poco credito, saranno ancor più inaffidabili....

sabato 8 maggio 2010

Voli notturni

Mi capita spesso di volare in sogno. Agito le braccia come ali e decollo, poi sorvolo panorami e paesi, monti e città. Mi diverto un mondo, poi atterro di nuovo senza problemi. Non mi fermano neppure le nubi vulcaniche islandesi...
Per chi sa interpretare i sogni, questo penso sia uno dei più facili da spiegare. L'uomo ha sempre desiderato volare, e infine c'è riuscito, magari non sbattendo le braccia. Se si vuole fortemente una cosa, alla fine la si ottiene, se non sul serio, almeno in sogno ( capita anche per certi amori impossibili...)

giovedì 6 maggio 2010

L'infinito



Mi stavo facendo cullare dolcemente dalla brezza che saliva dal mare,
sprofondato in una rilassante sdraio, e guardavo il cielo fra i rami dei pini,
quando un paio di quei semi volanti, vestiti di lanugine vaporosa come
piccole piume di uccello, vennero a fluttuare sopra il mio naso.
Erano molto ben fatti e li fissai con interesse. Si pensa sempre che vengano
dagli alberi, ma magari in mezzo ce n'era qualcuno che veniva da più in alto,
da altri mondi, dall'universo, come una piccola astronave in missione esplorativa.
La riflessione fu tanto profonda e debilitante che prevalse la sonnolenza.
Mi addormentai fantasticando questa alata ipotesi e sognai tante piccole uova che,dall‘universo, scendevano e fecondare la terra.
Ma nessuna riusciva a raggiungere il suolo: molte ne mangiavano le rondini,
parecchie s'infilzavano sugli aghi dei pini, altre, schiacciate della gravità,
scoppiavano come palloncini.
Finalmente una riuscì ad arrivare a terra, chiusa in un chicco di grandine,
ben conservata come in frigo.
Si aprì e ne nacque un piccolo infinito, non più largo di cinque centimetri,
con dentro tanti piccoli mondi in sospensione. Sembrava un cristallo, e prima che imparasse a volare, lo raccolsi e lo donai ad un bambino per giocare.
Il bimbo si affezionò al piccolo infinito, e passava delle ore e guardare
in trasparenza quelle bollicine fluttuanti, e le notte lo teneva sul cuscino e si
addormentava al tremolio fosforescente di quei piccoli soli.
Ma il piccolo infinito, come una goccia di pioggia caduta sulle terra, doveva
tornare nel grande spazio che l'aveva creata. Cominciò a crescere a vista d'occhio e a tirare verso l'alto il bambino che cercava di trattenerla.
Li vidi salire assieme verso l'azzurro. Il bambino, col suo abbraccio tenace,
era penetrato sorridente nel suo palloncino, varcando la membrana invisibile,
come un seme penetrato ne1l'uovo.
Salendo, l'infinito si allargava sempre di più, il bambino rimpiccioliva
e roteando si avvicinava ad un piccolo mondo sospeso nel cuore dell'infinito.
Sparirono così, andando insieme a creare un altro universo.
Poi arrivò un proietto sul mio cranio assopito e il sogno fu bruscamente interrotto.
Mi svegliai di soprassalto e guardai la sfera che giaceva ai miei piedi.
Altro uovo piovuto dall'infinito? Meteora? Asteroide? Satellite artificiale?
Qualche altra diavoleria marziana?
Amaro ritorno alla realtà: era un volgarissimo e pedestre pallone da calcio.

mercoledì 5 maggio 2010

Il bidone


Fior di viola
la viola del pensiero
vi racconto un fatto vero:
ch'hanno messo la "scajola"
mescolata col cemento
per far sù l'appartamento
proprio appresso al Colosseo,
ecco dunque il piagnisteo
di chi dice: "M'han fregato
un bidone rifilato,
se sapevo questo fatto
lo strappavo sto' contratto,
m'hanno detto: è un affare
non lo devi... far scappare,
sono stato proprio fesso
l'ho capito solo adesso,
questa casa vale meno
vale poco anche il terreno,
vale circa la metà,
è la pura verità ! "

martedì 4 maggio 2010

La gazza ladra


La gazza ladra entrò nella sua stanza
rubò dalle sue carte la bionda sua sembianza,
volò dritta al suo nido per farne una cornice
e metterla sul muro suo finto di vernice,
ma lei come s'avvide del furto un grido emise
e della gazza il quadro con pochi graffi uccise,
poi volle indietro tosto l'immagine rubata
e minacciò la gazza di renderla spennata,
così quel bianconero alato fuggì ratto
tornando un pò scornato nell'anfratto.

lunedì 3 maggio 2010

DIENNEA


Il DNA, il codice della vita, è rimasto sconosciuto per milioni di anni. Quando è stato scoperto, la sua conoscenza è rimasta limitata allo stretto ambito scientifico. Io ho studiato biologia e l'acido desossuribonucleico, o DNA, lo conoscevo, ma per la quasi totalità delle persone questa sigla non diceva niente.
Ora tra divulgazione scientifica seria , maggiore informazione e telefilm vari il DNA è diventato il sale di tutti i condimenti, e te lo ritrovi citato in tutti i TG, ed espressioni come " c'aveva il DNA dell'artista" o " è questione di DNA..." le senti anche nei discorsi della gente comune, quella seduta sulle panchine o nelle osterie. Quando non senti addirittura delle perle come : "Gli hanno preso il "piennea" dalle mutande" o quest'altra: " E' uscito che c'ho il Dna un pò basso.."

sabato 1 maggio 2010

Noli me tangere


Ho fatto una settimana di prigione virtuale. Mi ero introdotto abusivamente in una pinacoteca privata, ho asportato un quadro senza permesso, l'ho portato a casa di nascosto e l'ho copiato. Poi su quella copia ho pasticciato con le mie vernici di piccoli bit, non per spregio o dissacramento, ma solo per farne, con pennelli diversi, un altro quadro, un'immagine diversa e simbolica del processo di trasformazione e decantazione che avviene quando si richiama nella mente un volto, che non è più un ritratto, ma è l'insieme dell'idea che ci siamo costruiti di una certa persona.
Prima che potessi rimettere l'originale al suo posto, la sottrazione e la profanazione è stata scoperta, e ho pagato con la distruzione della copia, di tutte le varianti esposte nella bacheca del mio cervello e con la reclusione forzata del mio alter ego creativo per tutti questi giorni.
L'esperienza mi è servita per capire che, come certe apparizioni di creature angeliche miracolose, al loro cospetto dovresti sempre abbassare gli occhi, semmai ti capitasse di incontrarle dal vivo, ma devi stare attento anche a raffigurarle, perché anche un loro sguardo da una semplice immagine potrebbe fulminarti per sempre...