lunedì 2 gennaio 2012

lunedì 26 dicembre 2011

LUCE


Quando hai perso la presa
coi tuoi piedi di argilla
scivolando nel fondo
del tuo cuore incrinato,
non più petali e liane
e velluto di muschi
ad oliarti il franare,
ma lo schiaffo di felci
ed i graffi di roccia
sulle ali spezzate
del tuo volo ferito,
ecco arriva una luce
che trafora le gocce
e la polvere d’acqua
che fiorisce nell’aria,
e ritorna il vigore
per scalar la cascata
e scacciare le eclissi
delle buie giornate.
E’ una ripida ascesa
tra roveti e licheni,
ma c’è un raggio che guida
e ti porta su in vetta
dove il sole ti inonda
e ti asciuga le ali.

lunedì 12 dicembre 2011

Effetto Monti


Non ho più la recinzione
per far fronte all’inflazione,
ho segato un grosso pino
con gli abeti del giardino,
e la siepe che saliva
per l’aumento anche dell’IVA,
la magnolia ho fatto a fette
per pagare le bollette,
delle buche ho poi scavato
per i crolli del mercato,
ho potato pure il bosso
perché il conto è andato in rosso,
delle rose ho fatto a meno
per poter rifare il pieno,
ho tagliato le radici
per poter pagare l’ICI,
e se infine non bastasse
per pagar tutte le tasse
ho venduto rami e foglie
e impegnato anche la moglie.

martedì 22 novembre 2011

Scie


Come alcool che brucia
sui graffi di parole,
è come un colpo d’ascia
e restano le sole
sottili corde appese
del mio tappeto in volo,
sulle speranze accese
tra i buchi delle suole,
e sempre più contorte
le strade dietro l’angolo
come tirando a sorte,
quei fosfori son solo
le tracce ancora accese
di lucciole già morte.
E’ pietra che si sgretola
nella sabbia del mare,
un disegno di nuvola
che appare e poi scompare,
l’abbaglio di un momento,
un seme di tarassaco
soffiato nel vento,
l’orizzonte fantastico
il miraggio di un’isola,
un sogno da buttare
nel cestino elettronico.
Son rapide a bruciare
le mie ali di favola,
fantasie che dimentico
tra le mandorle amare.

sabato 19 novembre 2011

I gelsomini



Avevo scritto questi versi dopo il 2 Novembre, ma li pubblico solo ora con un pò di ritardo. Su questo tema avevo già scritto tempo fa una poesia, ma ogni volta che rinnovo quella visita, il ricordo di quei giorni riaffiora e ispira altri versi....

Ascesa un tempo lieve,
leggeri come il vento,
le nostre due allegrie
e cingoli da neve
le tue scarpe e le mie
sulle rampe scoscese
di questo verde monte,
accarezzando il muschio
delle tue mani tese,
ed un fior di gelsomino
raccolto dopo un salto
tra le ghiande e i cespugli,
senza badare ai graffi,
senza guardare appigli,
infilato tra i capelli,
e le allegre risate
tra il brusio dei ruscelli
come scrosci di cascate
e un duetto di canzoni
a guidare la cordata
delle nostre due emozioni
fino in cima alla salita.
Oggi ho fatto nuovamente
quel difficile sentiero,
dove c’era quel torrente,
dov’è ora un cimitero,
ed il bosco ora è muto,
solo immagini sfocate
delle nostre passeggiate,
di quel tempo ormai perduto,
solo aspri e irti sassi,
l’eco triste dei rintocchi,
gelo al cuore e stanchi passi,
e un rigagnolo negli occhi
nel portare a quel sorriso
dell’eterno tuo riposo
i tuoi cari gelsomini,
e il ricordo di quei giorni
quando avevi su quel viso
la letizia ed il rossore
per le mie frasi d’amore,
non per semplice riflesso
della luce dei lumini.

martedì 15 novembre 2011

Schiarita


A volte basta poco per cambiare un pò le cose... Una settimana fa vedevo tutto nero, ora c'è una schiarita: il premier si è dimesso, la nazionale ha vinto, la salute regge, ho fatto pace con gli amici internettiani, ho recuperato l'auto rimossa, il riscaldamento funziona, la moglie mi ha fatto una torta, la suocera rompe di meno....Cosa vuoi di più dalla vita ?

martedì 8 novembre 2011

Impasse


Come il maltempo che sta imperversando sul paese, provocando disastri e inondazioni e colpendo tanta gente, impedendo loro di riprendere una vita normale, anche sopra di me c'è un fitto mare di nubi che mi annebbia e mi vieta da giorni di rivedere un pò di sereno. Ragioni personali e disturbi di salute, problemi famigliari, contrarietà e fastidi vari, influssi sull'umore derivanti dalla situazione economica personale e generale del paese, delusioni e dispiaceri incontrati sul web, preoccupazioni e incertezze su certe scelte da fare ecc....Tutto questo mi provoca un malessere dal quale non so liberarmi e che mi rende abulico, apatico e sfiduciato, quasi passivo. Un pò come quegli aquiloni che non intendono decollare, tento di sollevarmi ma mi avvito subito e con rapide picchiate mi schianto di nuovo subito a terra.
Sto cercando di trovare motivi di interesse che mi stimolino quel tanto che basta a distrarmi e farmi uscire da questa inerzia e da questo pessimismo, ad esempio riprendere attività ed hobbies che ho quasi totalmente abbandonato, ma per ora senza successo. Ci sono troppi fattori concomitanti, e se non se ne risolvono almeno un paio dei più determinanti, dubito che la situazione migliori nel breve periodo...

venerdì 4 novembre 2011

Sul far della sera


A scanso di equivoci, questa poesia l'ho scritta più di un anno fa e, come tante altre mie, non si riferisce ad alcuno in particolare, parla di una figura femminile del tutto inesistente e di legami ed incontri ovviamente improbabili e puramente inventati, frutto solo di sogni mai vissuti nella realtà.....




Oggi il sole è velato
dietro un manto di nubi,
non c’è volo di storni
ad incantarmi gli occhi
e tacciono i fringuelli
sui trespoli del pino,
non fremono le felci
senz’ aliti di vento,
e il cane aspetta triste
qualcuno che è partito.
Eppure sento un fiume
che mi straripa dentro
da quando ho visto i fiori
aperti del tuo viso
tornati sulle vele
del mio vagante legno,
e son tornato a leggere
velluti di parole
quando temevo i dardi
trafiggermi per sempre.
Legati a lunghi elastici
saltiamo spesso il ciglio
di sponde parallele,
senza saper se indietro
saremo insieme attratti,
o se spezzato il vincolo
ognuno andrà lontano
seguendo la corrente.
Oggi però c’è un eco
in fondo a quel dirupo
che mi ripete tenero
sul fare della sera:
non devi più lasciarmi,
vorrei che tu restassi
accanto a me, vorrei
sulla tua stessa sella
sentire le tue braccia,
spronando il tuo cavallo
sulle dune di sabbia
col vento tra i capelli,
saltando le barriere
che ci solleva il tempo,
spezzando le catene
che ci oppone lo spazio.

martedì 1 novembre 2011

Momenti


Cerco un’ora di pace,
in quest’oasi silente
per filtrare il miscuglio
di pensieri frullati
e gettare nodi e grumi
che mi sporcano la vista
come mosche fluttuanti.
Un coniglio tende orecchie
sopra le verdi antenne
dell’erba spettinata,
e un vento leggero
scompiglia i vortici
dei moscerini in controluce.
Un trepido sole
perfora il velo grigio
di nubi e ramoscelli
e piove a brandelli
sulle ultime corolle
di anonimi fiori.
Riappare ancora
per un solo momento
in fondo al sentiero
il tuo sorriso che avanza
incontro alla mia attesa
e l’eco di un saluto
che rimbalza nel bosco
come un canto di uccelli.
Ma è un lume che si spegne
con la sera che scende
ad appassire i ricordi,
cancellando i colori
delle vesti leggere,
delle foglie morenti
e l’agitar di coda
di un cane festante.

lunedì 31 ottobre 2011

Fior di lantana


Fior di lantana
la vita è proprio strana,
monete a doppia faccia
miraggi e carta straccia.
Ti compri un gioiellino
che credi d’oro fino
poi scopri che è una cacca,
è solo una patacca,
ti vendono un dipinto
tu credi non sia finto,
lo sai quanto ti costa
poi scopri che è una crosta,
se prendi un’auto usata
la scopri taroccata,
ti danno del caviale
ma puzza mica male,
se è un vin da collezione
ti accorgi che è un bidone,
se metti i soldi in banca
un buco si spalanca,
ti piace un candidato
lo voti e t’ha fregato,
con quel che t’ha promesso
t’ha solo fatto fesso,
ti sposi un’illibata
e scopri che è sfondata,
insegui il grande amore
ti spezza solo il cuore,
cercavi un vero amico
ma vale quanto un fico:
fra tanta fregatura
se vuoi fede sicura
di certo non rimane
che solo il tuo bel cane.

mercoledì 26 ottobre 2011

Tradimento


Quella che segue è un'altra composizione che messa in rete ha provocato reazioni e critiche per le crude espressioni con cui si conclude. Allora la trascrivo dove fin dall'inizio avrei dovuto metterla, su questo privato "diario" dove penso di poter liberamente esprimere i miei pensieri e i miei sentimenti senza provocare proteste.
Comunque a chi ha stigmatizzato le mie parole ho già pubblicamente spiegato che i miei versi si riferiscono ad un vecchio episodio del 1970, e il motivo per cui, secondo me, la destinataria degli epiteti meritava, in quel frangente e a caldo, una mia reazione così violenta.
Ho pure spiegato la ragione (chiamiamola "licenza poetica"..) per cui ho contrapposto una prima parte di versi volutamente dolci e romantici con l'improvvisa forte chiusura: l'intenzione era di far sorridere chi è più propenso a interpretare come fantasiose e quindi cogliere il lato umoristico delle mie "filastrocche" e dall'altro invece di far ricredere, con quel violento finale, e quindi invitare a non fare supposizioni gratuite, chi pensa subito di intravederne riferimenti attuali.

Eri polena del mio vascello,
polare stella della mia rotta,
gioiello caro del mio forziere,
... prezioso fiore del mio giardino,
il sole ardente del mio mattino,
chimera e incanto di ogni mio sogno,
opera d’arte tra le mie tele,
perla lucente della collana,
diamante acceso del mio monile,
crema squisita sul mio palato,
il fiocco rosa del mio regalo,
ricamo d’oro del mio vessillo,
il primo veltro della mia muta,
preziosa sella del mio cavallo,
farfalla rara della bacheca,
musica dolce del mio strumento,
ma sei fuggita al primo fischio
di quel fottuto bel cicisbeo,
brutta puttana che non sei altro,
troia, baldracca, sozza mignotta.

venerdì 21 ottobre 2011

Il gatto nero

Una mia libera interpretazione (in endecasillabi) di un racconto di E.Allan Poe :

Da bimbo amavo molto gli animali
uccelli, pesci rossi e poi da grande
i cani e specialmente il mio Plutone,
un nero grosso gatto mio compagno
di giochi e di carezze sul divano.
Ma poi la mia bontà fu soffocata
dal demone del bere e la mia mente
divenne odio rabbia e crudeltà.
Malato di violenza e cattiveria
un giorno presi il gatto e con orrore
con un coltello un occhio gli cavai.
Terrorizzato il gatto da quel giorno
fuggiva al sol vedermi e mi evitava
temendo ancora il suo torturatore.
Indispettito da questo suo rancore
ebbro di vino un gesto di violenza
e di malvagità feci sul gatto :
con una corda al collo l’impiccai.
Per questa colpa quella stessa notte
le fiamme mi bruciarono la casa
lasciando in piedi solamente un muro
con sopra la figura del mio gatto
orribilmente all’albero impiccato.
Per mesi fui turbato dal rimorso
di quel peccato e giunsi a ricercare
un altro gatto in sua sostituzione.
Un giorno ero entrato all’osteria
e vidi un gatto nero su una botte
con una macchia bianca e senza un occhio.
A casa mi seguì facendo fusa
e per un po’ a me fu ben gradito,
ma presto subentrò la mia avversione
mentr’era di mia moglie il prediletto.
Paura ed odio ora m’ispirava
mentre la macchia bianca mi sembrava
di giorno in giorno sempre più una forca.
Un incubo divenne anche di notte
e quando un dì mi venne quasi addosso
decisi di finirlo con la scure.
Mia moglie per salvarlo si frammise
e il colpo che sul gatto era diretto
uccise lei col capo in due spaccato.
Il corpo poi decisi di celare
nel buco di un antico focolare
scavando la cantina dietro un muro
che poi rimisi in piedi coi mattoni.
Il gatto nel frattempo era sparito
ed io potei dormire con sollievo
dal gatto e dalla moglie liberato.
Poi un giorno vennero i gendarmi
cercando in casa e dentro la cantina
ma non scoprendo niente del delitto.
A conversare un poco mi fermai
con loro ad ascoltar nella cantina
quando dal muro un ululato forte
sentimmo provenir con gran terrore.
Il muro fu sfondato dai gendarmi
e c’era dentro un corpo insanguinato
e sulla testa il gatto indemoniato:
con l’occhio fiammeggiante mi fissava
e al cappio della forca mi spediva.

martedì 18 ottobre 2011

Trucioli


Era un alto traliccio
eretto con pazienza
per giungere a toccare
quell’alta sua tensione,
ma la stridente fresa
ha morso i suoi montanti
e consumato il ferro
coi giri del suo tornio,
finché non resta a terra
inutile coacervo
di trucioli d’acciaio,
involute spirali
di contorte parole.
Ma un piccolo germoglio
ricresce come pianta
e punta dritta in cielo
protesa coi suoi rami
a regger la corrente,
cattiva conduttrice
di scariche e saette
ma salda ed afferente
i succhi suoi benefici.

domenica 16 ottobre 2011

Cartoline


Quando sono in vacanza, è una mia antica usanza mandare una cartolina agli amici con una poesiola in rima. Ma quest'anno non ne ho spedite, quelle fatte le ho consumate tutte in spiaggia, perché erano fatte su misura per gli animatori del villaggio, che mi chiedevano di recitarne una al giorno per il divertimento degli ospiti.
Ne ho mandata solo una via SMS (breve esercitazione in rime baciate) ad un'amica, per farla sorridere durante un serioso convegno...

Del vento le brezze
dei monti le altezze
dei lidi le ampiezze
di scogli le asprezze
di onde mollezze
di baci dolcezze
di queste bellezze
ti mando certezze.

venerdì 14 ottobre 2011

Calma piatta


Dopo i voli impennanti
sulle ali del vortice,
ebbrezza dei volteggi
e i tuffi più eccitanti
nel cavo dell’onde,
il boma appeso al vento
stringendo di bolina,
tra gli schiaffi di spuma
i salti e le virate,
un bagno all’improvviso
e ancora in sù la vela
schizzando sulle creste
finché spingono i groppi.
Poi s’è smorzato il soffio
e calano gli aneliti,
si placano i marosi
e termina la danza.
Si spegne ogni emozione,
s’arena la mia tavola
su questa fredda sabbia,
spiaggiato me ne resto
intriso qui a guardare
le nubi grigie in cielo
la calma piatta in mare.

mercoledì 12 ottobre 2011

L' incontro


Il vento soffiava forte, quella mattina, mentre col bavero alzato aspettavo l’autobus. Poi una folata venne a stamparmi sui pantaloni un pezzo di carta stracciato, che vibrava coi suoi lembi stracciati come per chiedermi di salvarlo dal turbine che lo trascinava, come per trasmettermi un messaggio. Non so perché, ma mi chinai a raccoglierlo.
Perché l’ho fatto? Forse mi ha messo pena vedere com’era ridotto, oppure un gesto meccanico, di quelli che fanno la delizia degli psicologi. Un frammento di manifesto?, difficile capire di cosa parlasse … INCONTRO ( ore 17,30 ), niente altro. Inchiostro azzurro carico.
Chissà perché non l’ho gettato, perché invece l’ho messo in tasca, come si fa a volte con un vecchio appunto ritrovato tra le pagine di un libro, con su un nome e un numero di telefono dimenticati, ma che istintivamente conserviamo, come se fosse un messaggio trovato in una bottiglia portata dal mare... Era proprio la sensazione provata in quel momento, come se quella parola, incontro, fosse un appuntamento che non potevo ignorare.
Il giorno dopo, tirando fuori il biglietto dell’autobus, mi ricapitò in mano. Allora entrai al bar dell’angolo, ordinai un caffè e mentre aspettavo la mia tazzina, tirai fuori il pezzo di carta e lo mostrai al barista: “ Le dice niente questo ritaglio?”
Bingo ! Centrato al primo colpo, perché la risposta fu questa:
“Ah! si, dev’essere un pezzo del manifesto che avevo anch’io in vetrina fino a una settimana fa. Era l’avviso dell’INCONTRO di pallavolo della Green Volley con la Libertas di Vimercate. Me lo ricordo bene perché ci ha giocato anche mia figlia”
Poi, rivolto alla bella ragazza che stava lavando dei bicchieri in fondo al bancone, proseguì:
“ Beatrice, vero che questo è un pezzo del manifesto del tuo incontro di Sabato scorso?”
Lei si avvicinò, diede uno sguardo al foglietto e subito esclamò sorridendo:
“Certo, ne ho uno appeso in camera, con la foto di tutta la squadra e ci sono anch’io, anche se c’ho una faccia da ricercata …” e mi fece una smorfia raccogliendo con una mano i capelli biondi sul capo, come per imitare la foto. Poi, con quell’aria sbarazzina e dandomi del tu :
“Ma perché lo vuoi sapere? Sei venuto a fare un’intervista alla playmaker della squadra?” e giù un’altra risata.
Io la fissavo come incantato, allora mi spruzzò con le dita bagnate un po’ di gocce in faccia e tornò saltellando ai suoi bicchieri senza aspettare la risposta.
Il padre mi servì il caffè e disse come scusandosi: “Non ci faccia caso… Ride e scherza, ma è una brava figlia e lavora sodo, e poi meglio così che quelle sempre immusonite..”. Cercavo una scusa per parlarle ancora, per cui mi avvicinai dalla sua parte e le chiesi:
“ E come è andato l’incontro?” E lei : “L’abbiamo stracciate di brutto, ovvio, siamo le più forti del torneo, quelle della Libertas se ne sono tornate a casa a corna basse !”
Intanto era uscita da dietro il bancone per servire una birra ad un tavolo: era molto alta e ben fasciata dentro i suoi jeans stracciati alle ginocchia. Indossava un maglioncino girocollo che le fasciava le spalle ampie e metteva in risalto il profilo del seno. Era corto quel tanto da lasciar scoperta la vita sottile, e sulla pelle si intravedeva l’inizio di un tatuaggio, una specie di drago fiammeggiante.
Mi tornò in mente il motivo per il quale ero entrato, quella specie di presentimento per il quale avevo seguito quella traccia, così andai a sedermi, ordinai un toast al formaggio e cominciai a sfogliare il quotidiano che era sul tavolino.
Quando Beatrice arrivò a servirmi il toast, le chiesi : “E quando ce l’hai il prossimo incontro?”
E lei: “Sabato prossimo, perché?” “ Beh, mi piacerebbe venire a vederlo, o meglio venire a vederti…”
Mi guardò con aria sospettosa e un po’ seccata, poi mi piazzò con ostentazione il piattino davanti esclamando: “ Senti un po’, sei venuto a mangiare un toast o a rimorchiare? Come mai questa gran voglia di venire a vedere una squadretta di quarta categoria ?”
Addentai il mio toast, poi la guardai fisso negli occhi e dissi con aria carezzevole: “ Beh, chi ti dice che non sia un magnate che vuole sponsorizzarvi per pubblicizzare il suo marchio?”
Mi arrivò subito una risposta gelida:
“Senti, è più facile che tu sia un magnaccia che un magnate, senza offesa. Di clienti che vengono qui a fare il cascamorto ne ho già abbastanza. Vedi di finire il tuo toast e vai a farti un giro..”
Un po’ risentito, mandai giù il boccone, poi mi alzai avviandomi verso l’uscita, e passandole accanto le dissi: “ Non sono né un magnate né un magnaccia, ma comunque sabato ci sarò, perché ho sognato di incontrare una ragazza, e quando ho sentito il tuo nome, Beatrice, ho capito che sei tu, perché il tuo onomastico è il 18 Gennaio, la data del mio compleanno, e il tuo nome significa “Colei che rende felici”, ed io la felicità la sto cercando da un pezzo!”

(pieffe)

lunedì 10 ottobre 2011

Dall'equatore al polo


Questa poesia l'avevo messa su Facebook, ma ho omesso la dicitura "|Qualsiasi riferimento a fatti o persone ecc.ecc." ed ha provocato la protesta di chi ha creduto di riconoscersi nell'immagine evocata dai versi, come avessi citato un nome specifico... Ma io scrivo seguendo un'ispirazione, e non è detto che debba per forza ispirarmi a qualcosa o qualcuno di concreto.
Comunque, ad evitare malintesi ed ipotetiche allusioni, riporto questi versi dove avrei dovuto metterli fin dall'inizio, qui dove non danno fastidio a nessuno...

Estate e l’orizzonte
che palpita dai vetri
di finestre sugli occhi
sollevando miraggi
oltre i fosfori accesi
del mio monoscopio.
La mia stanza
capanna sugli alberi
e la tua voce
un canto di uccelli,
la mia sedia
legata a cento funi
come cesta d’aerostato
per scoprire il tuo volto
tra le bolle di nubi,
e poi di nuovo gas
al mio lanciafiamme
e zavorre terrestri
gettate per salire
oltre la faccia nascosta
del tuo pianeta,
e poi rincorrerti
incerto stereogramma
saltando meridiani
capriole della mente
fino a spiagge deserte
tra un fuggire di granchi,
ghirigori di sabbia
il mio pugno a clessidra
per disegnarti un cuore
sulle colline madide
di spuma ricorrente
del tuo seno di pixel.
Ma le stagioni cambiano
invertendo la rotta,
un vento freddo a spingere
la mia chiglia più a nord,
e l’eco del tuo nome
che si perde lontano,
la tua stella polare
confusa tra le nebbie
di boreali aurore,
e una morsa di ghiaccio
che assedia il fasciame
del mio scafo arenato
del mio petto gelato,
solo un ultimo cane
per trainare la mia slitta,
una penna d’albatross
e il sangue di un tricheco
per scrivere la fine
sul diario di bordo.

mercoledì 5 ottobre 2011

Twin Towers


Su una parete della mia stanza ho la stampa qui a fianco, che comprai a New York nel 1999. E'una foto aerea forse trattata con la tecnica della solarizzazione che usavo anch'io in camera oscura per elaborare le immagini, e guardando bene si vedono ancora in fondo le torri gemelle. C'è una lunga strada, forse la 5th Ave. che come una scia bianca sembra mirare le torri, come fosse la traccia che poi seguirono gli aerei quel terribile 11 Settembre del 2001. Sono passati dieci anni da quel giorno, e sono ancora vive in ognuno di noi le sconvolgenti immagini delle torri colpite e fumanti.
Quel crollo non ha cambiato solo lo skyline della Grande Mela, ha segnato una data in cui tutto è cambiato nel mondo da allora, e tutti in qualche misura, chi più chi meno, ne stiamo pagando le conseguenze ancora adesso...