Quando hai perso la presa coi tuoi piedi di argilla scivolando nel fondo del tuo cuore incrinato, non più petali e liane e velluto di muschi ad oliarti il franare, ma lo schiaffo di felci ed i graffi di roccia sulle ali spezzate del tuo volo ferito, ecco arriva una luce che trafora le gocce e la polvere d’acqua che fiorisce nell’aria, e ritorna il vigore per scalar la cascata e scacciare le eclissi delle buie giornate. E’ una ripida ascesa tra roveti e licheni, ma c’è un raggio che guida e ti porta su in vetta dove il sole ti inonda e ti asciuga le ali.
Non ho più la recinzione per far fronte all’inflazione, ho segato un grosso pino con gli abeti del giardino, e la siepe che saliva per l’aumento anche dell’IVA, la magnolia ho fatto a fette per pagare le bollette, delle buche ho poi scavato per i crolli del mercato, ho potato pure il bosso perché il conto è andato in rosso, delle rose ho fatto a meno per poter rifare il pieno, ho tagliato le radici per poter pagare l’ICI, e se infine non bastasse per pagar tutte le tasse ho venduto rami e foglie e impegnato anche la moglie.