mercoledì 2 marzo 2011

Un fiore e una palla


A scanso di equivoci, premetto che il componimento seguente è frutto di pura fantasia, e come suol dirsi "qualsiasi riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale"..


Vedo il mio cane con le orecchie tese
mentre aspetta lo scatto del cancello
e l’entrata dell’auto nel giardino.
Sono giorni che aspetta sulla porta
con quegli occhi ogni volta un po’ più tristi
e la piccola palla che ti offriva
festante come entravi nel cortile.
Ma per quell’auto ormai non c’è ritorno:
quella sera di gelo s’è fermata
sul viale dei platani imbiancati
perché volasse in alto il tuo respiro
lasciando un corpo inerte sull’asfalto.
Ho portato dei fiori su quel tronco
dove la corsa tragica è finita:
li ho colti nel giardino che curavi
e insieme al nostro cane ogni mattina
vengo a portarne ancora con amore.
Lui innaffia tutti i platani al passaggio,
ma poi quand’è davanti a quella pianta
si ferma ben distante e par capire
qualcosa dal mio sguardo, poi si siede
e aspetta che io porga il mio regalo.
Insieme siamo andati l’altro giorno
nel mesto camposanto del paese
dove riposi nel tuo eterno sonno.
Ho detto al cane: prendi la tua palla
e andiamo a regalarla a chi ci è cara.
Lui mesto m’ha seguito e poi ha capito
il gesto e le parole che gli ho detto
davanti alla tua foto ed ai tuoi fiori.
Sembrava molto triste e poi ha lasciato
cadere la sua palla su quel marmo,
col muso a terra e senza più allegria.

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