giovedì 17 settembre 2009

Compassioni

Grande commozione ha suscitato la notizia di un povero cane bruciato per teppismo e idiozia in Inghilterra. E' vero, perchè capita anche a me, non sopportiamo la vista degli animali che soffrono, suscitano subito la nostra pietà e financo le nostre lacrime, e in loro difesa molti sono anche pronti a manifestare e a creare movimenti.
Ma la sofferenza o la morte dei nostri simili, per quotidianità ormai costante e la fatalità a cui ci abituiamo, ci emoziona e ci mobilita assai meno, aldilà della breve compassione che suscita la notizia.
Così sei militari uccisi in Afghanistan, o tre giovani morti in un incidente, o le vittime di un'alluvione o di un terremoto, non ci sconvolgono l'animo più profondamente del cagnolino abbandonato e travolto in autostrada, sia per l'abitudine che pian piano si fa a queste notizie, sia perchè forse attribuiamo agli umani, dotati di ragione, più conoscenza e quindi più accettazione della sofferenza, rispetto ad un animale che non capisce perchè lo fanno soffrire.
Specie in tempo di guerra, è spietato e tremendo come i morti vengono considerati impliciti e inevitabili da chi li manda a morte. Sto leggendo un libro che narra alcune vicende durante la seconda guerra mondiale, quando venivano inviati dei convogli di rifornimento agli alleati, formati da una cinquantina di navi, delle quali di solito ne arrivavano la metà, cioè si dava per scontato che migliaia di uomini finissero silurati dai sottomarini, neanche fossero piccioni viaggiatori e non navi con interi equipaggi.
Su una di queste navi di scorta c'era il cagnolino del cuoco. Ebbene, quando anche questa nave è affondata, ho dovuto confessare a me stesso che non mi stavo chiedendo se c'erano superstiti tra gli uomini a bordo, ma che fine aveva fatto il cagnolino e se si era salvato. E' così che siamo ridotti, o forse solo io: se un fatto tragico non ci tocca direttamente, ci commuove di più un gol della squadra del cuore del napalm che brucia formiche umane dagli elicotteri di Apocalypse Now.

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