domenica 13 settembre 2009

Grilloidi

Si diffonde le realizzazione di insetti robot, per scopi che negli Usa il Pentagono destina ad usi prevalentemente militari, tipo la libellula spia, un minielicottero che svolazza e riprende tutto senza dar nell'occhio. In Italia invece ci si è dedicati, fortunatamente, ad usi pacifici, perfezionando dei "grilli", molto simili agli insetti da cui prendono il nome, ma che in realtà sono dei robottini, abili nel saltellare e monitorare zone inquinate, o infilarsi tra le macerie di un terremoto.
Hanno incorporate delle minitelecamere e possono anche comunicare tra loro.

Lodevoli invenzioni, ma questo mondo sempre più meccanizzato e monitorato mi spaventa un po'. Già in città ci sentiamo supercontrollati, sotto l'occhio delle telecamere in qualunque strada, negozio o centro commerciale, adesso ci manca anche che in campagna non posso neanche più orinare contro una pianta che qualche grillo meccanico mi riprende e il video finisce in qualche studio urologico delle minzioni.. Dovremo controllare bene il prato dove ci stendiamo in camporella per distinguere i grilli autentici da quelli che non fanno cri-cri. I grilli stessi, quelli maschi, saranno un pò perplessi e indecisi se saltare in groppa a queste nuove grillette sia eccitante o elettrizzante, nel senso che si rischia la folgorazione..

Comunque questi animaletti elettronici mi fanno rispolverare il seguente miniracconto che avevo scritto più di trent'anni fa, in cui descrivendo un uccello robot (con circuiti ancora elettromeccanici, non essendoci ancora i transistors..) ero stato in un certo senso presago e anticipatore dei mostricciattoli odierni.

L'AIRONE

Era stupendo a vedersi. Con le grandi ali sembrava pennellare avanti ed indietro la baia. Le zampe retroflesse, affusolate e sanguigne come frecce, il lungo collo morbido ed ondulato, l'occhio delicatamente ombrettato e il becco acuto come una lama che fendeva a tratti l'acqua azzurra.
Sembrava il simbolo della libertà, della vita, della bellezza, il trionfo della creazione.
L'uomo che contamina e distrugge lanciò il suo sasso millenario per fermare quel volo, per vedere, per toccare, per sapere. Ma il mistero della perfezione non può essere violato.
Raccolto sulla riva, il volatile aveva l'occhio vitreo e le piume di vernice. Dal petto sfondato pendevano fili, magneti e condensatori, e un cuore fatto di valvole.
Ma l'uomo, che non sa credere, cercherà ancora di capire, lanciando i suoi sassi in eterno contro un cielo che non risponde.

2 commenti:

Roberto F. ha detto...

Bello il racconto. Ma come fai ad aver conservato quello che hai scritto trenta anni fa?

paolo ha detto...

Come ben sai (basta guardare in cantina..)io faccio come quelli che ammazzano il maiale, di cui, è noto, non si butta via niente...
Ho anche ricordi più vecchi di trent'anni, scritti a mano o a macchina su fogli logori e ingialliti.