giovedì 29 luglio 2010

Maria




Ho spesso detto, scrivendo agli amici e alle amiche, che c'è un nome ed un volto che ritorna sempre nella mia mente da quando ero ragazzo, quello che mi ricorda la figura di donna principale del libro che ho scritto sulla mia adolescenza, quello che ho amato e che inconsapevolmente ho cercato di ritrovare in tutte le donne che ho incontrato d'allora nella mia vita, quello a cui ora voglio dedicare questi versi, ora che non c'è più...

Quante volte ho rivisto
il tuo volto sfumare
su quel vetro appannato
del mio treno che parte,
lungo un velo di pioppi
e di tigli filanti.
Quante volte quel bacio
che hai soffiato sul palmo
del tuo ultimo addio
è volato negli anni
ad imprimersi ancora
sulle aride labbra
della mia nostalgia,
lungo il fiume sinuoso
dei ricordi di un tempo.
Quante volte ho sentito
la tua voce com’eco
sopra il mio soprannome,
e ho passato le dita
fra i capelli di un’altra
come fosse quell’onda
di frumento dei tuoi.
Quante volte ho seguito
il disegno di un corpo
che passava per strada
una gonna, un colore
e ho pensato : Sei tu!
Come quando pulcino
zampettavo al tuo fianco,
come quando quel fianco
la mia mano ormai grande
esplorava pian piano
per giocare all’amore,
per sentirti sgridare
le mie mosse più ardite.
Quante volte ti ho scritto,
quante volte ho stracciato
le mie frasi a metà,
quante volte ho pensato
di riprendere il treno
per raggiungerti ancora,
ma ho perduto il biglietto
e non so la stazione,
ormai il treno è partito
e non torna più indietro.

2 commenti:

arlette ha detto...

Bellissima...

Patry ha detto...

....ora che ho letto il libro è come legger questa poesia con occhi diversi... semplicemente meravigliosa....!!!!!!!!